✕

Hebron, attacco al checkpoint: uccisi due soldati dell’Idf. Israele chiude la Cisgiordania

(afp)

Ascolta l'audio

A tre giorni dal voto l’agguato di due palestinesi, poi freddati: “Erano di Hamas”. Netanyahu mostra il pugno duro: “Parte ora una vasta un’operazione militare”
2 minuti di lettura

RAMALLAH (CISGIORDANIA) – A tre giorni dalle elezioni si scatena la furia di Netanyahu. L’uccisione di due soldati israeliani a Hebron è l’occasione per il primo ministro di annunciare una «vastissima operazione militare, come non ce ne sono state dalla Guerra dei Sei Giorni del 1967». E di minacciare la più popolosa città palestinese nella Cisgiordania occupata (250mila residenti) con una rappresaglia «sul modello già applicato ai campi profughi». A Jenin, per intendersi. Dunque, e di nuovo, mostrandosi agli occhi degli elettori nelle vesti di «Mister Sicurezza».

Il modello Jenin, ha ricordato Netanyahu, significa sfollare i quartieri, inviare i soldati «casa per casa», cercare le armi e distruggere qualsiasi cosa possa essere collegata «ad attività terroristiche». Intanto hanno già cominciato a demolire le abitazioni vicine al luogo dove è avvenuto l’assalto, il quartiere Farsh Al-Hawa, dove si trova il cosiddetto “incrocio Yehuda” sulla strada 35. Nelle prossime ore è assai probabi…

RAMALLAH (CISGIORDANIA) – A tre giorni dalle elezioni si scatena la furia di Netanyahu. L’uccisione di due soldati israeliani a Hebron è l’occasione per il primo ministro di annunciare una «vastissima operazione militare, come non ce ne sono state dalla Guerra dei Sei Giorni del 1967». E di minacciare la più popolosa città palestinese nella Cisgiordania occupata (250mila residenti) con una rappresaglia «sul modello già applicato ai campi profughi». A Jenin, per intendersi. Dunque, e di nuovo, mostrandosi agli occhi degli elettori nelle vesti di «Mister Sicurezza».

Il modello Jenin, ha ricordato Netanyahu, significa sfollare i quartieri, inviare i soldati «casa per casa», cercare le armi e distruggere qualsiasi cosa possa essere collegata «ad attività terroristiche». Intanto hanno già cominciato a demolire le abitazioni vicine al luogo dove è avvenuto l’assalto, il quartiere Farsh Al-Hawa, dove si trova il cosiddetto “incrocio Yehuda” sulla strada 35. Nelle prossime ore è assai probabile che radano al suolo quelle dei due attentatori che questa mattina, alle 7.25, hanno preso a sparare contro uno dei check-point dell’Idf.

I due soldati israeliani morti nell'attentato (ansa)

La dinamica, per quanto si è riusciti a ricostruire consultando testimoni e fonti ufficiali, è questa. Da una macchina con targa israeliana scendono due palestinesi, Ahmed Bassam al-Jaaba e Hamouda Wael, entrambi ventisettenni. Il primo ha un fucile d’assalto, l’altro impugna una pistola. Secondo la radio dell’Idf sono cugini, sono legati ad Hamas e hanno studiato l’area per giorni. Nascosti dietro a un cumulo di pietre, hanno aspettato l’arrivo della pattuglia e hanno aperto il fuoco contro cinque militari del posto di blocco, presidiato dalla Brigata Yehuda delle forze armate israeliane. La sparatoria è andata avanti per una ventina di minuti. Il sergente maggiore Ron Yonatan Roytman, 23 anni, originario di Ashkelon, e il sergente Yuval Shai Svilem, 20 anni, di Hod Hasharon, sono rimasti uccisi. Alla fine, sono morti anche i due palestinesi che hanno compiuto l’agguato, probabilmente facilitato dalla foschia che avvolgeva la città.

Sul posto era presente un fotografo dell’Agence France-Presse (Afp) che ha scattato le immagini degli assalitori e dei loro corpi dopo l’uccisione. Sui social media qualcuno lo ha accusato di aver saputo in anticipo dell’attentato e di non aver avvertito le autorità israeliane, ma l’Afp smentisce. L’Associazione della Stampa Estera in Israele ha dichiarato: «Non aveva alcuna conoscenza anticipata dell’attacco».

Ruspe israeliane demoliscono una casa palestinese vicino al luogo dell'attentato (reuters)

Hamas e la Jihad Islamica hanno lodato l’azione dei due cugini definendola «atto eroico», senza però rivendicarne ufficialmente la responsabilità. Secondo fonti palestinesi, Ahmed Bassam al-Jaaba era un ex detenuto che dopo il 7 Ottobre aveva trascorso due anni nelle carceri israeliane.

L’intera Cisgiordania, impegnata in questi giorni nella raccolta delle olive (oggi è stata segnalata un’altra incursione dei coloni contro gli agricoltori a Boreen), è stata chiusa per diverse ore. Hebron, che è divisa in due settori, uno controllato dall’Autorità palestinese e l’altro, dove vivono i coloni, controllato dall’esercito, è isolata e circondata dai soldati. «Imponiamo un cordone di sicurezza attorno a Hebron e Halhul e valuteremo di estendere questo modello anche ad altre città», afferma Netanyahu. L’Idf sta già conducendo nel quartiere di Ein Deir Baha, dove vivevano, gli assaltatori delle «operazioni anti-terrorismo».

Non poteva mancare l’ennesimo proclama del ministro della Sicurezza nazionale, il suprematista Itamar Ben Gvir, che ha persino chiesto di sciogliere l’Autorità Palestinese, accusandola di incitare alla violenza. «Israele — dice — non deve aspettare un altro 7 ottobre in Cisgiordania».

Leggi i commenti