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Trump rimuove l'inviato speciale Paolo Zampolli

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Poche ore prima un articolo di Politico ricostruiva la faida con il vice segretario di Stato Christopher Landau
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LONDRA – Cade un’altra testa nell’amministrazione Trump: quella dell’imprenditore italo-americano Paolo Zampolli, ex-agente di modelle, l’uomo che presentò Melania a Donald, poi immobiliarista sotto l’ala del tycoon. Nel suo secondo mandato alla Casa Bianca, il presidente lo aveva nominato “inviato speciale” degli Stati Uniti per le partnership globali. Ora lo ha rimosso dall’incarico, poche ore dopo la pubblicazione sul sito di news Politico di un articolo che ricostruisce la faida, durata mesi e combattuta via email, fra Zampolli e il vicesegretario di Stato Usa Christopher Landau, numero due della diplomazia americana dopo il segretario di Stato Marco Rubio. Un portavoce di Trump ha confermato quello che di fatto appare come un licenziamento, dichiarando che “il suo incarico è stato revocato, non è più un dipendente del governo”.

Lo scontro con il diplomatico

Zampolli e Landau si erano scontrati sulle rispettive competenze e sulla catena di comando. Secondo quanto ricostruito da Po…

LONDRA – Cade un’altra testa nell’amministrazione Trump: quella dell’imprenditore italo-americano Paolo Zampolli, ex-agente di modelle, l’uomo che presentò Melania a Donald, poi immobiliarista sotto l’ala del tycoon. Nel suo secondo mandato alla Casa Bianca, il presidente lo aveva nominato “inviato speciale” degli Stati Uniti per le partnership globali. Ora lo ha rimosso dall’incarico, poche ore dopo la pubblicazione sul sito di news Politico di un articolo che ricostruisce la faida, durata mesi e combattuta via email, fra Zampolli e il vicesegretario di Stato Usa Christopher Landau, numero due della diplomazia americana dopo il segretario di Stato Marco Rubio. Un portavoce di Trump ha confermato quello che di fatto appare come un licenziamento, dichiarando che “il suo incarico è stato revocato, non è più un dipendente del governo”.

Lo scontro con il diplomatico

Zampolli e Landau si erano scontrati sulle rispettive competenze e sulla catena di comando. Secondo quanto ricostruito da Politico, l’uomo d’affari di origine italiana si sarebbe spinto ben oltre i limitati del suo incarico, incontrando funzionari stranieri per discutere questioni estranee alle proprie competenze, che si sarebbero dovute limitare agli eventi culturali in campo internazionale. Il vicesegretario di Stato lo avrebbe accusato di “insubordinazione”, lui avrebbe reagito sostenendo che Landau stava cercando di “distruggere” il suo lavoro. Nel conflitto sembra avere avuto la meglio il vice di Rubio, provocando l’uscita di scena di Zampolli.

La versione dell’imprenditore

Ma nella sua versione dei fatti l’imprenditore minimizza. “Gli incarichi di inviato speciale durano un anno”, scrive Zampolli in un lungo post sul social X. “Il presidente Trump me lo aveva già prorogato di oltre sei mesi. Anni fa, fu lui a dirmi che ero troppo bravo per occuparmi di moda e mi portò nel settore immobiliare. Ora mi ha detto: ‘Perché vuoi lavorare nel governo quando sai muoverti così bene negli affari?’ e il presidente ha sempre ragione. Sono profondamente grato a Trump, al segretario di Stato Rubio e a tutta la squadra. Servire il presidente e gli Stati Uniti è stato il più grande onore della mia vita. Ora è tempo di un nuovo capitolo: tornare al business, costruire relazioni e concludere affari. Donald Trump ha cambiato la mia vita già una volta. Adesso l’ha fatto di nuovo”.

L’incontro con Melania

Nato a Milano nel 1970, Rampolli ha abbandonato gli studi a 18 anni per occuparsi dell’azienda di giocattoli di famiglia alla morte del padre per un incidente sugli sci, ma l’ha presto venduta a un gruppo controllato da Silvio Berlusconi e ha cominciato a lavorare come agente di fotomodelle. Incoraggiato da John Casablanca, fondatore della celebre agenzia Elite Model Management, nel 1994 si è trasferito negli Stati Uniti, dove ha poi preso la cittadinanza americana e ha proseguito l’attività fondando la Metropolitan Model Agency. L’anno seguente ha conosciuto a Milano la modella slovena Melania Krauss e l’ha aiutata a emigrare in America. Nel ’98 è stato lui a presentarla a Trump a un party a New York. Nel 2004, dopo un fallito tentativo di acquisire l’agenzia Elite, Zampolli ha cambiato mestiere, mettendosi nel settore immobiliare, dapprima per conto di Trump, quindi con una propria società, Paramount Group, che usava modelle per vendere appartamenti di lusso a Manhattan. Nel 2005 era fra gli invitati al matrimonio di Donald e Melania.

La modella brasiliana

Nel frattempo, si è sposato a sua volta con una giovanissima fotomodella brasiliana, Amanda Ungaro, da cui ha avuto un figlio e insieme alla quale ha ricoperto in seguito incarichi diplomatici: Zampolli come ambasciatore della repubblica di Dominica presso le Nazioni Unite, la consorte come ambasciatrice per la gioventù di Grenada, un’altra isola dei Caraibi, sempre presso l’Onu. Quando si sono incontrati, lei aveva 17 anni, lui 32. Sono rimasti insieme due decenni, poi c’è stata una rottura tempestosa. Secondo Zampolli non erano nemmeno uniti da un vero matrimonio. Nel 2025 Ungaro è stata arrestata in Florida per vendita illegale di cosmetici e successivamente è stata deportata dagli Usa.

Il Lolita Express

Nell’aprile scorso, intervistata dal settimanale televisivo italiano Report, Ungaro ha raccontato di essere salita minorenne sul “Lolita Express”, com’era soprannominato l’aereo privato del finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, accusando Rampolli di avere comprato l’incarico diplomatico nei Caraibi attraverso pagamenti e favori, e di avere tenuti nascosti 250 mila dollari in contanti dietro una parete del seminterrato della loro casa. La donna ha inoltre parlato di un “patto” fra Zampolli e Melania Trump. In una telefonata del 2017, registrata a insaputa di Zampolli, Melania gli avrebbe promesso protezione dalla Casa Bianca, “ti copriremo le spalle”. Nella sua prima amministrazione, Trump lo ha nominato membro del consiglio di amministrazione del Kennedy Center, il celebre centro culturale di Washington. E poi, nel suo secondo mandato, gli ha dato l’incarico di “inviato speciale per le partnership globali” che è stato ora revocato.

I Mondiali di calcio

La scorsa primavera, nell’apparente tentativo di ricucire i rapporti fra Trump e Giorgia Meloni, deteriorati dopo gli attacchi del presidente americano a papa Leone in relazione alla guerra con l’Iran, Zampolli aveva affermato di avere provato a ottenere la riammissione dell’Italia ai Mondiali di calcio che si sono tenuti questa estate in Usa, Canada e Messico. ““Confermo di aver suggerito a Trump e al presidente della Fifa Gianni Infantino che l’Italia sostituisca l’Iran ai Mondiali”, aveva dichiarato in proposito lui stesso al Financial Times. “Sono italiano di nascita e sarebbe un sogno vedere gli azzurri in un torneo ospitato negli Stati Uniti. Con quattro titoli, hanno la tradizione per giustificare la partecipazione”.

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