Najmeh Amini ha solo 23 anni. Studia contabilità e vive con la sua famiglia a Mashhad, nel nord-est dell’Iran. Per un post pubblicato sui social, e ritenuto “blasfemo” dalle autorità, è stata condannata a morte. “Non voglio fare l’eroina, voglio solo che la mia voce sia ascoltata”, ha detto in un messaggio fatto trapelare dal carcere di Vakilabad, dove è detenuta da gennaio.
Porta lo stesso cognome di Mahsa Amini, la giovane curda di 22 anni morta nel 2022 dopo essere stata arrestata dalla polizia morale per una presunta violazione della legge sul velo. La sua morte scatenò le proteste del movimento “Donna, Vita, Libertà”. Mashhad, la stessa città dove lo scorso 12 dicembre è stata arrestata Narges Mohammadi, l’attivista per i diritti umani e premio Nobel per la Pace nel 2023, rilasciata poi su cauzione a maggio, ma da allora sotto stretta sorveglianza. Così la storia di Najmeh si intreccia tragicamente a quella di queste due donne.
La studentessa è stata arrestata durante le proteste…
Najmeh Amini ha solo 23 anni. Studia contabilità e vive con la sua famiglia a Mashhad, nel nord-est dell’Iran. Per un post pubblicato sui social, e ritenuto “blasfemo” dalle autorità, è stata condannata a morte. “Non voglio fare l’eroina, voglio solo che la mia voce sia ascoltata”, ha detto in un messaggio fatto trapelare dal carcere di Vakilabad, dove è detenuta da gennaio.
Porta lo stesso cognome di Mahsa Amini, la giovane curda di 22 anni morta nel 2022 dopo essere stata arrestata dalla polizia morale per una presunta violazione della legge sul velo. La sua morte scatenò le proteste del movimento “Donna, Vita, Libertà”. Mashhad, la stessa città dove lo scorso 12 dicembre è stata arrestata Narges Mohammadi, l’attivista per i diritti umani e premio Nobel per la Pace nel 2023, rilasciata poi su cauzione a maggio, ma da allora sotto stretta sorveglianza. Così la storia di Najmeh si intreccia tragicamente a quella di queste due donne.
La studentessa è stata arrestata durante le proteste anti-governative innescate dall’aumento dei prezzi e dalla svalutazione della moneta, e represse con violenza dalle autorità. Le organizzazioni per i diritti umani denunciano migliaia di morti e oltre 50.000 arresti. Tra questi, Najmeh Amini, portata nel carcere di Vakilabad e condannata a 12 anni, sei mesi e un giorno di reclusione per aver agito contro la sicurezza nazionale e per la diffusione di "propaganda" contro il regime. E a morte per “sab ol-nabi”, aver “insultato il profeta” sui social. Né le Ong che stanno seguendo il caso, come Iran Human Rights, né i media locali precisano il contenuto del post e su quale piattaforma fosse stato pubblicato.
In Iran, l’articolo 262 del codice penale prevede la pena di morte per chi insulta il profeta Maometto. Ma ci sono alcune eccezioni, nell’articolo 263, per dichiarazioni rese in stato di ebrezza o senza dolo, per le quali la pena prevede fino a 74 frustate. Secondo il quotidiano iraniano Khorasan, Amini avrebbe dichiarato di aver pubblicato i commenti mentre era in preda ad allucinazioni, dopo aver assunto funghi allucinogeni con degli amici. La sua difesa ha contestato l’intenzionalità dell’offesa, parlando quindi di un “lapsus”. Ma il giudice ha respinto la ricostruzione. “Perché, in quello stesso stato allucinatorio, non ha insultato altri individui o oppositori del regime, come l'America e Israele?”, ha chiesto in tribunale.
Le organizzazioni per i diritti umani denunciano la condanna come un nuovo segnale dell’uso sempre più frequente della pena capitale da parte di Teheran per reprimere il dissenso e incutere timore nella popolazione. Secondo l’ong con sede a Oslo Iran Human Rights (Ihr), quest’anno sono già state eseguite oltre 600 esecuzioni. “Senza una forte risposta internazionale, rischiamo di assistere a un uso sempre più ampio della pena di morte per punire la libertà d’espressione”, ha scritto in un comunicato il direttore di Ihr, Mahmood Amiry-Moghaddam.
La sentenza non è definitiva ed è soggetta ad appello presso la Corte Suprema iraniana. “Sono una ragazza innocente, con tante speranze e sogni”, continua il messaggio della ragazza fatto trapelare dal carcere. “Ho dei genitori che mi aspettano. Una famiglia che, per la paura di perdermi, trasforma le notti in giorni”.