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Sánchez: “Elezioni anticipate il 29 novembre. Spagna scelga tra avanzare o cedere all’ultradestra”

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La decisione del leader socialista dopo la crisi sulla questione casa: “Ora serve una maggioranza progressista più ampia”. I sondaggi danno Vox unico partito in crescita
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MADRID – La Spagna va al voto anticipato: elezioni il prossimo 29 novembre. Lo ha comunicato, in un partecipato discorso al Paese dal palazzo della Moncloa, il presidente del Governo Pedro Sánchez, spiegando di aver già informato il capo dello Stato, il re Felipe, della decisione di sciogliere le Camere e convocare per oggi stesso un Consiglio dei ministri straordinario. Una crisi politica nata in pochi giorni ma che porta con sé malesseri antichi: prima lo sfratto dell’anziana Maricarmen, poi l’esplosione delle proteste dei movimenti contro la crisi abitativa e infine la bocciatura del decreto casa, con l’estremo tradimento dei catalani di Junts.

Dopo due giorni di pausa di riflessione, nella primissima mattinata è arrivato l’annuncio che ha messo fine a una delle legislature più complesse che la Spagna ricordi. Sánchez lo sa e sembra portarne il peso anche nella magrezza del viso scavato. Si è appellato agli spagnoli, gli ha ricordato che ora spetta a loro decidere quale futuro vogl…

MADRID – La Spagna va al voto anticipato: elezioni il prossimo 29 novembre. Lo ha comunicato, in un partecipato discorso al Paese dal palazzo della Moncloa, il presidente del Governo Pedro Sánchez, spiegando di aver già informato il capo dello Stato, il re Felipe, della decisione di sciogliere le Camere e convocare per oggi stesso un Consiglio dei ministri straordinario. Una crisi politica nata in pochi giorni ma che porta con sé malesseri antichi: prima lo sfratto dell’anziana Maricarmen, poi l’esplosione delle proteste dei movimenti contro la crisi abitativa e infine la bocciatura del decreto casa, con l’estremo tradimento dei catalani di Junts.

Dopo due giorni di pausa di riflessione, nella primissima mattinata è arrivato l’annuncio che ha messo fine a una delle legislature più complesse che la Spagna ricordi. Sánchez lo sa e sembra portarne il peso anche nella magrezza del viso scavato. Si è appellato agli spagnoli, gli ha ricordato che ora spetta a loro decidere quale futuro vogliono ma per farlo ha elencato prima i pericoli di un’epoca mai così difficile, dalla crisi climatica alle guerre, ma anche ricca di opportunità. «Dovete decidere se volete retrocedere con l’ultradestra o avanzare».Proprio oggi gli ultimi sondaggi danno Vox unico partito in crescita nel Paese.

La scelta del voto anticipato, ha spiegato, è stata presa perché, per portare a termine le riforme per i cittadini «dobbiamo mobilitarci e fare in modo che il Parlamento ci doti di una maggioranza molto più ampia con cui piegare le élite e continuare a trasformare la Spagna», ha aggiunto il presidente. Lo scorso venerdì il governo era stato battuto in Parlamento dopo che le opposizioni di Pp, Vox e Junts avevano bocciato il decreto casa voluto dall’esecutivo socialista per rispondere alla grave crisi abitativa che colpisce il Paese e al movimento di protesta nato dallo sfratto a Madrid dell’87enne Maricarmen.

Poi è passato all’attacco, in quello che è sembrato il primo vero atto dell’inizio della campagna elettorale e che è il vero punto cruciale di una remuntada difficilissima ma possibile a una sola condizione: «Abbiamo bisogno di una maggioranza progressista molto più ampia». Parla alle sinistre alternative, a quel «Frente Amplio» nel quale confluirà Sumar che si sta già riorganizzando ma è ancora in cerca di un leader, alla sinistra alternativa di Catalogna e al suo carismatico leader Gabriel Rufián, e soprattutto a Podemos che al momento si presenta al voto con un suo candidato.

Il bilancio del suo governo

Poi ha ricordato i successi dell’esecutivo – «alla fine di questi tre anni la Spagna si è trasformata nell’economia che più cresce in Europa» – ma anche le criticità. «Da più di tre anni le urne e il Congresso hanno deciso per un governo di coalizione progressista, lo hanno fatto per fare avanzare la Spagna. Ottenerlo non è stato facile, in questa legislatura abbiamo gestito emergenze inedite», ha spiegato ricordando le difficoltà affrontate: dalle guerre e tensioni geopolitiche con «tiranni, tecnoligarchi e autori di genocidi» al confronto con la «peggiore opposizione possibile».

Per poi ricordare le grandi sfide internazionali: «Abbiamo fatto tutto quello che era nelle nostre mani per difendere gli interessi dei cittadini, ci siamo sforzati a costruire un mondo migliore anche appoggiando l’Ucraina, denunciando il genocidio quando tutti erano in silenzio». Per concludere che tutto questo ha trasformato la Spagna «in un riferimento mondiale di pace, femminismo e prosperità».

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Infine ha ringraziato le altre forze parlamentari che hanno collaborato per costruire accordi a favore di una maggioranza sociale nella quale oggi «c’è insoddisfazione». «Lo so che abbiamo commesso errori e non abbiamo dato tutto quello che avevamo proposto, ci sono molti problemi ancora da risolvere in materia di diritti».

Le reazioni

La decisione è stata accolta dal Partito Popolare, principale formazione di opposizione, con esultanza: «Alla fine», hanno scritto sui canali social ufficiali in attesa del discorso del leader Alberto Núñez Feijóo. E’ lui il candidato della destra a diventare nuovo premier ma per riuscire a governare con una maggioranza avrà bisogno di trovare l’appoggio dell’estrema destra di Vox. D’altronde i due partiti governano già in coalizione nelle regioni di Andalusia, Aragona, Castiglia-León ed Estremadura.

Continua invece per la sinistra alternativa la ricerca del candidato che guiderà la coalizione «Frente amplio», nata dalla ceneri di Sumar, ma i partiti si dicono pronti ad affrontare la sfida elettorale.

La strategia del leader

È tempo dunque di guardare oltre e la strategia del leader socialista è già pronta anche grazie a Diego Rubio, il capo di gabinetto e uomo ombra di Sánchez che per la stampa conservatrice è «riuscito a silenziare la crisi di Ceuta con la mossa Maricarmen». Mentre il sindacato che ha dato vita alla protesta sulla casa fa sapere che «il calendario elettorale non cambia la marcia verso lo sciopero generale» e i due principali sindacati spagnoli, Ugt e Ccoo,aderiscono, la battaglia abitativa si impone al centro dell’agenda di Sánchez che già oggi, durante il Consiglio dei ministri, cercherà di far approvare il decreto casa - che deve essere in parte modificato rispetto a quello bocciato - per poi tentare l’approvazione attraverso l’organo costituzionale che sostituisce il Parlamento quando le Camere sono sciolte.

Una mossa astuta che gli garantirebbe di mantenere un rapporto di fiducia con quell’elettorato al quale aveva promesso riforme sul sistema abitativo e che invece si è sentito tradito. Punta a loro, cercando di far girare a suo favore la rabbia contro le destre e la paura per un governo che si appoggi all’estrema destra mentre Pp e Vox esultano per quelle urne che sperano potranno finalmente incoronarli vincitori. Una partita tutta da scrivere con un’unica certezza e una grande responsabilità: ora spetta alla Spagna aprire l’ondata elettorale che definirà l’Europa che verrà.

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