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Burnham: “L’ombrello atomico per tornare nel mercato europeo”

Burnham: “L’ombrello atomico per tornare nel mercato europeo”

Il piano del premier britannico per riallacciare i rapporti economici con l’Unione: protezione militare sul modello della Nato per rientrare nell’area di libero scambio

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LONDRA – Armi nucleari a protezione dell’Europa in cambio di mercato comune per il Regno Unito. Un grande scambio per rispondere a due crisi: la minaccia russa e il rallentamento dell’economia. Un do ut des per permettere a Londra di rimangiarsi la Brexit (almeno in parte), senza fare infuriare i brexitiani con la riapertura delle porte all’immigrazione dal continente.

È la proposta, ardita ma non priva di logica, arrivata sul tavolo di Andy Burnham, da poco più di tre settimane nuovo primo ministro e leader laburista britannico. L’ha formulata Nick Boles, un ex-deputato conservatore che nel 2019 ha lasciato il suo partito per aiutare il laburista Keir Starmer a conquistare il potere, come poi è avvenuto alle elezioni di cinque anni dopo. Dal 2024 Starmer ha messo in moto un “reset” con l’Unione Europea, un cammino per riavvicinarsi a Bruxelles, ma fissando delle linee rosse tra cui il no alla libertà di movimento per i lavoratori, uno dei cardini della Brexit. Adesso sta a Burnham, suo successore alla guida del Paese e del Labour, forgiare i rapporti con la Ue.

Intervistato dal Telegraph (quotidiano di destra che, da quando sei mesi fa è stato acquistato dall’editore tedesco Axel Springer, sembra avere imboccato posizioni meno radicalmente anti-europee), Boles ha rivelato ieri il suo ambizioso progetto: in base al quale il Regno Unito offrirebbe all’Unione Europea (e ad altri Paesi del continente, tra cui Norvegia, Ucraina, Svizzera e aspiranti candidati alla Ue nei Balcani) la protezione delle proprie forze armate e del proprio arsenale nucleare, con un patto simile all’articolo 5 della Nato secondo cui un attacco contro un membro dell’alleanza equivale a un attacco contro tutta l’alleanza. Un formidabile deterrente nucleare da parte di uno dei due soli Paesi d’Europa dotati di missili atomici (l’altro, la Francia, sta considerando una protezione analoga al continente), nel momento in cui l’America di Trump critica la Nato e suscita dubbi sulla sua volontà di difenderla da Putin o da altri.

In cambio, naturalmente, nei piani di Boles anche l’Europa dovrebbe dare qualcosa di prezioso al Regno Unito: l’adesione al libero scambio di merci, in sostanza al mercato comune, senza pretendere che, per ottenerla, Londra accetti anche il libero scambio di lavoratori, ossia il ritorno all’immigrazione senza ostacoli dall’Europa di prima della Brexit. In dieci anni, il divorzio dalla Ue ha fatto perdere all’economia britanni ca il 6%. Rientrare nel mercato europeo sarebbe per Burnham un modo per rilanciare l’economia senza aumentare le tasse o tagliare la spesa pubblica, i due tabù di ogni governo.

Downing Street non commenta l’indiscrezione, ma fonti bene informate dicono che un uomo chiave del governo, Jonathan Powell, consigliere per la sicurezza nazionale di Burnham (lo stesso ruolo che aveva con Starmer) ed ex-capo di gabinetto di Blair, per il quale negoziò la pace in Irlanda del Nord, è informato del piano, che includerebbe la creazione di una “Confederazione Europea” in cui l’appartenenza al mercato comune verrebbe collegata ai medesimi impegni di difesa collettiva previsti dalla Nato. «È necessaria una nuova strategia di cooperazione militare – dice Boles al Telegraph – perché non abbiamo più la garanzia che Trump difenderebbe l’Europa come se fosse il Kansas». E questo – aggiunge – risolverebbe «il problema di proteggere l’Ucraina» da Putin.

In una recente intervista all’Independent, l’ex-leader laburista Neil Kinnock, definito da Burnham il suo ispiratore politico, ha dichiarato senza mezzi termini che il Regno Unito deve tornare nella Ue. La protezione nucleare all’Europa sarebbe una scorciatoia in quella direzione. Hamis Falconer, viceministro per l’Europa del governo Burnham, afferma al riguardo che «non stiamo parlando di rientrare nella Ue oggi. Ma cosa ci sarà nel nostro programma per le elezioni del 2029 lo deciderà il Partito laburista».

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