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Cos’è l’Ice e di cosa si occupa l’agenzia Usa per l’immigrazione

Cos’è l’Ice e di cosa si occupa l’agenzia Usa per l’immigrazione

Salita alla ribalta con il nuovo mandato di Trump, United States Immigration and Customs Enforcement è la seconda agenzia investigativa per dimensioni dopo l’Fbi. Ha un budget annuo di quasi otto miliardi di dollari e conta oltre 20mila dipendenti

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Istituita nel 2003 l’Ice - l'acronimo sta per Immigration and Customs Enforcement – è un’agenzia federale degli Stati Uniti che opera come branca del Dipartimento per la sicurezza interna (Dhs) con compiti che spaziano dal controllo delle frontiere interne al contrasto al crimine transnazionale.

Dopo i violenti blitz dello scorso giugno a Los Angeles, l’Ice è tornato da ieri al centro delle polemiche con la morte di Renee Nicole Good, 37 anni, uccisa a sangue freddo da un agente che – come mostrano i numerosi video apparsi subito in rete –- le ha sparato mentre la donna stava cercando di allontanarsi in auto durante una protesta pacifica.

Perché è nata e quali sono i suoi poteri

L'agenzia è stata creata dopo gli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001 per volontà dell’allora presidente George W. Bush. L’obiettivo era di rafforzare i controlli interni sull’immigrazione come misura preventiva di minacce alla sicurezza nazionale. L'Ice, quindi, non decide le politiche migratorie, ma le applica e ha poteri investigativi simili a quelli dell'Fbi, oltre a disporre di un budget autonomo che nel 2018 ha superato i 7,6 miliardi di dollari.

Ma in che modo agisce e quali sono i limiti al suo operato? Tecnicamente, gli agenti che si occupano di immigrazione dovrebbero identificare le persone e poi portare tutta la procedura, arresto compreso e richiesta d'espulsione, davanti a un giudice. Peccato che l’amministrazione Trump abbia tagliato la seconda fase, provocando polemiche e battaglie legali. Le nuove procedure operative hanno inoltre rimosso le limitazioni che in precedenza impedivano gli arresti in determinate aree, come scuole, ospedali e luoghi di culto, fino a poco tempo fa considerate “aree sensibili” e per questo protette dagli interventi dell’Ice.

La struttura

Oggi l’agenzia federale può contare su circa 21 mila unità (oltre il doppio delle circa diecimila in servizio all’inizio del 2025), frutto di una vasta campagna di reclutamento che, a detta di molti critici, è andata a scapito dell'addestramento. L’operato si concentra prevalentemente nelle città, mentre il pattugliamento delle frontiere tra gli Stati Uniti e i Paesi limitrofi (come Messico e Canada) spetta alla Us Border Patrol, che rilascia anche i visti. L’Ice è costituito da due apparati: l’Enforcement and Removal Operations (Ero) e l’Homeland Security Investigations (Hsi). Il primo è il braccio operativo che si occupa di arresti, detenzione ed espulsione degli immigrati irregolari. Sotto la giurisdizione dell'Ero rientra inoltre la rete di centri di detenzione civile, strutture separate dai penitenziari federali e statali che ospitano oltre 41mila persone e che il presidente Usa ha promesso di svuotare deportando migliaia di irregolari nel carcere extaterritoriale di Guantanamo. L’Hsi, invece, ha potere in materia di indagini penali, traffico di droga e armi, tratta di esseri umani, criminalità informatica, frodi finanziarie, terrorismo e reati doganali.

La strategia di Trump contro le “città santuario”

Sin dalle prime settimane dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, l’Ice ha condotto retate simboliche in diversi Stati, dalla Florida all’Illinois come prova del cambio di passo sul tema dell'immigrazione irregolare. Secondo la nuova strategia dell’amministrazione a guida repubblicana, infatti, l’agenzia dovrebbe compiere fino a 3mila arresti al giorno, oltre il doppio della media registrata in passato.

Un sistema che, oltre a fissare un target di arresti giornalieri, prevede anche valutazioni mensili delle prestazioni dei singoli uffici e la possibilità di sostituire i dirigenti che non raggiungono gli obiettivi.

Il potenziamento dell’Ice è stato promosso dai “falchi” del governo trumpiano, come il vice-capo di gabinetto Stephen Miller e il funzionario Tom Homan, puntando in particolare a neutralizzare le cosiddette “città santuario”, ovvero quei territori amministrati dai democratici che si oppongono apertamente alle politiche federali anti-immigrazione. L'operazione, denonimata "Operation at large", ha visto impegnati circa 5mila agenti federali (non solo Ice) in blitz che hanno coinvolto varie città, da New York a Chicago, Atlanta, New Orleans, Miami, Los Angeles e Portland.

Perché è al centro delle polemiche

Prima dell’omicidio di Reene Good, quindi, l’agenzia con sede a Washington era già finita fa nel mirino delle proteste. In particolare, a giugno del 2025 le strade di Los Angeles erano state bloccate da una folla di persone che manifestava contro una vasta operazione dell’Ice che, in soli tre giorni, aveva portato all’arresto di centinaia di persone sospettate di non essere in regola con i permessi di soggiorno. I blitz, condotti senza l’avallo delle amministrazione comunale, avevano colpito soprattutto lavoratori arabi, latinoamericani o asiatici privi di precedenti penali.

A scuotere i cittadini della California, con tanto di coprifuoco proclamato dalla sindaca di LA a causa dei disordini e degli scontri nelle piazze, erano state soprattutto le modalità con cui erano state eseguite le verifiche sui permessi di soggiorno. Muniti di granate stordenti, veicoli non contrassegnati e tenute tattiche, gli agenti avevano condotto le operazioni in luoghi simbolo della città, dal Fashion District ai quartieri popolari di Westlake e Paramount. Il problema di fondo, secondo gruppi come l'American Civil Liberties Union, sarebbe la cultura "paramilitare" delle squadre dell’Ice, una percezione alimentata dall'uso delle maschere per mantenere l'anonimato e dal grilletto facile dei federali. Secondo il New York Times nell’arco temporale di quattro mesi prima di ieri avrebbero aperto il fuoco ben otto volte contro persone a bordo di veicoli, invocando, proprio come è successo a Minneapolis, la legittima difesa degli agenti.

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