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L’allarme di Pechino: “Attenti ai turisti, potrebbero essere spie”

L’allarme di Pechino: “Attenti ai turisti, potrebbero essere spie”

Monito governativo sugli stranieri. Negli anni anche campagne a fumetti per mettere in guardia contro gli “amori pericolosi” con potenziali agenti di paesi ostili

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PECHINO - Attenti alla spia. Magari è il turista straniero con la macchina fotografica appesa al collo che vi chiede indicazioni per strada. Pechino mette in guardia (di nuovo) i propri cittadini da potenziali minacce di spionaggio, “riepilogando diversi stratagemmi comunemente utilizzati dalle spie straniere e le tattiche ingannevoli che impiegano per condurre attività che mettono in pericolo la sicurezza nazionale”, come scrive la stampa di Partito. “Le spie straniere possono fingersi studiosi, uomini d'affari, giornalisti, operatori di Ong”, e, pure, “turisti”, afferma infatti in un documento il Ministero della Sicurezza dello Stato.

Bisogna stare attenti, dice il Ministero, perché le “spie straniere potrebbero visitare frequentemente università e istituti di ricerca con il pretesto di scambi o collaborazioni, attirando individui con incentivi economici o vantaggi accademici al fine di ottenere informazioni sensibili e tecnologie fondamentali dal nostro Paese”. Bisogna “diffidare di studiosi di origine straniera eccessivamente entusiasti”. Le spie potrebbero fingersi, poi, “ricchi uomini d'affari, utilizzando investimenti come pretesto per prendere di mira imprese sensibili o funzionari governativi”. Oppure “entrare in Cina come turisti e condurre autonomamente o incitare altri nel Paese a svolgere attività illegali di mappatura o sorveglianza in loco con il pretesto di essere interessati al paesaggio e alla geografia della Cina”, nelle vicinanze di aree militari o sensibili. Un avvertimento ai cittadini: siate scrupolosi quando accettate “lavori che richiedono di fotografare luoghi specifici o di verificare questioni sensibili, e non scattate mai foto di obiettivi riservati relativi alla difesa nazionale o all’esercito”, continua il Ministero.

Tra le raccomandazioni pure un grande classico che non passa mai di moda: attenti alle “relazioni amorose”. “Le spie straniere avvicinano studenti cinesi che studiano all'estero o stabiliscono contatti online, per poi reclutarli come spie dopo aver instaurato una relazione sentimentale”.

Non ci sono soltanto i comunicati. Ma pure fumetti, poster, manifesti, video animati: da oltre dieci anni le autorità si prodigano con propaganda del genere, spesso di qualità artistica molto dubbia e accolta in molti casi con indifferenza, se non addirittura derisione, dai cittadini.

La vetta più alta (o più bassa) l’intelligence l’aveva raggiunta nel 2016 con poster affissi dappertutto per le strade di Pechino, nelle stazioni della metro e davanti ai supermercati: una storia - a fumetti - dal titolo “Amori pericolosi”. Raccontava le vicende di un’impiegata statale, Xiao Li, che si innamorava di un giovanotto straniero: i due andavano fuori a cena, passeggiavano al parco. Tutto bellissimo fino a quando la ragazza - dopo aver consegnato al suo nuovo fidanzato dei documenti governativi - scopriva che il suo amore era scomparso. Morale: mettere in guardia le giovani dipendenti pubbliche dall'uscire con affascinanti stranieri, per evitare che si innamorino di un potenziale James Bond.

Oggi lo stesso Ministero della Sicurezza dello Stato ha fatto sapere di aver condannato a sei anni di carcere un dipendente in pensione di un’impresa statale con accesso a informazioni riservate perché aveva “divulgato segreti di Stato ad agenzie di intelligence straniere”.

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