PECHINO - Un presidente in carica - Yoon Suk-yeol - lo avevano messo sotto impeachment due settimane fa: non una novità per la Corea del Sud. Lo è invece la mozione approvata oggi dal Parlamento di Seul che ha deciso di riservare a Han Duck-soo la stessa sorte. Mai finora un presidente ad interim era stato messo sotto impeachment. La maggioranza dei deputati (192 su 300) ha votato a favore e ora, secondo la legge sudcoreana, sarà il ministro delle Finanze Choi Sang-mok il prossimo ad assumere la leadership ad interim del Paese.
Una mozione, quella di oggi, presentata dal partito democratico e dagli altri partiti dell’opposizione, che hanno la maggioranza in Parlamento: una decisione che aggiunge ulteriore caos alla situazione politica - e in un momento in cui il Paese è alle prese con le minacce nucleari della Corea del Nord - ed economica sudcoreana (il won, la moneta locale, è sceso oggi ai minimi da 16 anni sul dollaro).
“Rispetto la decisione e attenderò il responso della Corte Costituzionale”, le prime parole di Han. “Mi farò da parte per non aumentare la confusione e l'incertezza”. Come nel caso di Yoon, la Corte ha fino a 180 giorni per decidere sul destino di Han.
Dopo la sospensione di Yoon votata dal Parlamento sudcoreano lo scorso 14 dicembre, in seguito all’imposizione della legge marziale, era toccato ad Han assumere temporaneamente la guida del Paese in attesa del verdetto della Corte Costituzionale sull’impeachment di Yoon.
La decisione di votare l’impeachment per il presidente ad interim è scaturita dopo il rifiuto di Han di nominare tre giudici per assegnare i posti vacanti nella Corte costituzionale, l'organo che deciderà se reintegrare o rimuovere formalmente Yoon. Al momento la Corte ha solamente sei giudici, su nove: tre sono andati in pensione ad ottobre e non sono ancora stati sostituiti. La Corte aveva già annunciato nei giorni scorsi che era possibile iniziare a gestire il processo di Yoon anche con soli sei giudici: poiché sono necessari sei voti per confermare un impeachment, per rimuovere Yoon sarà necessaria una decisione unanime. Han aveva dichiarato ieri che si sarebbe astenuto dal nominare i candidati fino a quando tutti i partiti non avessero raggiunto un accordo sul fatto che lui, nelle sue funzioni di presidente ad interim, avesse o meno l’autorità per farlo.
L'opposizione ha accusato inoltre Han di aver aiutato Yoon nella sua breve dichiarazione di legge marziale il 3 dicembre. “L'unico modo per normalizzare il Paese è sradicare rapidamente tutte le forze insurrezionali”, aveva dichiarato Lee Jae-myung, leader del Partito democratico all’opposizione, alla vigilia del voto.
La sessione dentro l’Aula dell’Assemblea Nazionale era iniziata tra le rumorose proteste dei deputati del partito conservatore al potere contro lo speaker dell’Assemblea, dopo che quest’ultimo aveva ricordato loro che per l'impeachment era sufficiente la maggioranza semplice. I parlamentari del partito conservatore hanno “circondato il seggio del presidente alzando i pugni in aria gridando ‘nullo’”, riferisce l’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap.
Prima del voto, infatti, i conservatori sostenevano che l'impeachment di un presidente ad interim andasse trattato come quello presidenziale, cioè due terzi dei voti per essere approvato. Mentre i partiti di opposizione sostenevano che era sufficiente una maggioranza semplice.
Nel frattempo c’è stata in mattinata la prima udienza preliminare alla Corte Costituzionale riguardo l’impeachment di Yoon Suk-yeol. La Corte ha comunicato che “si muoverà rapidamente” e ha fissato al 3 gennaio la prossima udienza. La Corte ha fino a 180 giorni di tempo per decidere: se, cioè, destituirlo o rimetterlo al suo posto. Se la Corte conferma l’impeachment, il Paese dovrà andare ad elezioni entro 60 giorni.
Oggi la polizia ha fatto irruzione in un alloggio presidenziale dove Yoon si sarebbe incontrato con alcuni funzionari per discutere dell'imposizione della legge marziale. Oltre all’avvio del processo di impeachment, Yoon (a cui è stato vietato di lasciare il Paese) è coinvolto in indagini con le accuse di insurrezione e abuso di potere.
Yoon sconvolse il Paese dichiarando la legge marziale per contrastare le “forze anti-statali” filo-nordcoreane, mandando poi l’esercito in Parlamento per impedire ai deputati di riunirsi e abrogarla. Nella notte tra il 3 e il 4 dicembre alla fine i deputati riuscirono a votare la revoca, costringendo Yoon, quasi all’alba, al passo indietro dopo 6 ore di follia.