La donna algerina che accusa lo scrittore premio Goncourt: “Daoud ha rubato la mia storia”
di Leonardo MartinelliTUNISI – Pochi giorni fa Saada Arbane era stata intervistata su una tv privata algerina, One Tv. La donna, 31 anni, parla con l’aiuto di una cannula, infilata nella trachea: un filo di voce. Aveva appena sei anni, quando un gruppo di islamisti penetrarono a casa sua, a Orano, nell’Ovest dell’Algeria, e sterminarono la sua famiglia. Provarono a sgozzarla, ma lei fu l’unica sopravvissuta.
Esattamente la stessa storia di Aube, la protagonista di “Houris”, l’ultimo romanzo di Kamel Daoud, giornalista e scrittore della stessa città. Accompagnata dal marito, in tv Saada aveva detto che troppi dettagli della sua tragica vita corrispondevano a quelli immaginati per Aube. È per questo motivo che Saada ha appena presentato ad Algeri due ricorsi in giustizia contro lo scrittore.
Intanto Daoud, che da qualche mese si è trasferito a Parigi, nella stessa città con “Houris” ha vinto, all’inizio di novembre, il prestigioso premio Goncourt. È una storia ambientata a Orano nel “decennio nero”, quei t…
TUNISI – Pochi giorni fa Saada Arbane era stata intervistata su una tv privata algerina, One Tv. La donna, 31 anni, parla con l’aiuto di una cannula, infilata nella trachea: un filo di voce. Aveva appena sei anni, quando un gruppo di islamisti penetrarono a casa sua, a Orano, nell’Ovest dell’Algeria, e sterminarono la sua famiglia. Provarono a sgozzarla, ma lei fu l’unica sopravvissuta.
Esattamente la stessa storia di Aube, la protagonista di “Houris”, l’ultimo romanzo di Kamel Daoud, giornalista e scrittore della stessa città. Accompagnata dal marito, in tv Saada aveva detto che troppi dettagli della sua tragica vita corrispondevano a quelli immaginati per Aube. È per questo motivo che Saada ha appena presentato ad Algeri due ricorsi in giustizia contro lo scrittore.
Intanto Daoud, che da qualche mese si è trasferito a Parigi, nella stessa città con “Houris” ha vinto, all’inizio di novembre, il prestigioso premio Goncourt. È una storia ambientata a Orano nel “decennio nero”, quei terribili anni Novanta, quando l’Algeria visse la guerra civile fra gli integralisti e l’esercito (che deteneva e detiene ancora oggi il potere): furono in 200mila a morire.
Nell’intervista Saada aveva rivelato di essere stata in cura, per i traumi dovuti alla sua esperienza, da Aicha Dehdouh, psichiatra, moglie di Daoud. “Tre anni fa – aveva raccontato la donna - ero stata invitata dalla signora a casa sua a prendere un caffè. E il marito mi aveva chiesto se fosse possibile raccontare la mia storia in un romanzo, ma avevo rifiutato. Più tardi la signora mi aveva detto che Daoud stava scrivendo un libro e avevo ribadito che io non dovevo esserci”. Ma in Aube, Saada ha riconosciuto “la stessa cannula (ndr, per parlare e respirare), le stesse cicatrici, gli stessi tatuaggi, lo stesso salone di parrucchiera”, il suo lavoro: tutte caratteristiche che le appartengono e molti altri dettagli ancora.
E così oggi Fatima Benbraham, l’avvocata di Saada, ha ammesso che la donna ha denunciato lo scrittore e la moglie. “Il primo ricorso è in nome dell’Organizzazione nazionale delle vittime del terrorismo – ha detto Benbraham all’Agence France Presse – e il secondo da parte della vittima”. Sono stati presentati qualche giorno prima dell’assegnazione del Goncourt. “Non lo avevamo annunciato per non perturbare quell’evento”, ha aggiunto Benbraham: insomma, per non impedirgli di vincere. Le denunce riguardano “la violazione del segreto medico e quella della legge di riconciliazione nazionale”, che proibisce ogni pubblicazione sul decennio nero.
Daoud non ha ancora risposto alle accuse, ma Gallimard, il suo editore francese, ha denunciato le “violenti campagne diffamatorie orchestrate in Algeria da alcuni media vicini al regime”, ribadendo che la protagonista del romanzo è “un personaggio di finzione”. Va detto che il “decennio nero” rappresenta un vero trauma per gli algerini. Risulta assente dal dibattito pubblico, ma è un problema ancora irrisolto nella testa delle persone. E in realtà diversi film e opere d’arte negli ultimi anni lo affrontano.
Da parte sua, Daoud, reso celebre come giornalista per le cronache (Raina Raikum), scritte per tanti anni per Le Quotidien d’Oran, ha perso la sua popolarità presso i connazionali, dopo aver espresso l’ostilità all’hirak, il movimento di protesta dei giovani contro il regime, iniziato nel 2019, ma poi abortito. E dopo aver rifiutato di sostenere i prigionieri politici presenti nelle carceri.
I suoi articoli, oggi pubblicati su Le Point, settimanale francese spesso ostile all’Algeria, suscitano regolarmente delle polemiche. “Houris” non è neppure distribuito nel paese. Lì, però, nonostante rappresenti un personaggio controverso, c’è anche chi (perfino fra i suoi detrattori) ritiene che Daoud, con “Houris”, abbia rotto il tabù del “decennio nero”, così da aprire un dibattuto. E che questo, per gli algerini, sia solo salutare.