Il fumetto di Pechino per trasformare in agenti del controspionaggio tutti i cinesi: “Non fidatevi degli occidentali, possono usarvi”
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Ci sono l’agente Dan Dan, esperta di arti marziali. Il nerd A Zhe, mago della tecnologia. Il super-poliziotto Lao Tan, con alle spalle vent’anni di esperienza sul campo. Tutti impegnati a catturare il perfido biondino in giacca e cravatta sospettato di aver violato la legge contro lo spionaggio. “Ora ti interroghiamo e devi dirci la verità”, dice con occhi minacciosi l’agente Xiao An. In quattro fanno parte della formidabile “squadra investigativa speciale”, protagonisti del nuovo fumetto a puntate (per ora c’è soltanto la prima) pubblicato online dal Ministero della Sicurezza di Stato. Ultimo esempio della paranoia principale degli apparati di intelligence cinesi: le spie, straniere, sono dappertutto attorno a voi. E voi, cinesi, dovete stare in guardia e segnalarci ogni caso sospetto. Fumetti, poster, manifesti, video animati: da quasi dieci anni le autorità si prodigano con propaganda del genere: spesso di qualità artistica molto dubbia e accolta in molti casi con indiffe…
PECHINO - Ci sono l’agente Dan Dan, esperta di arti marziali. Il nerd A Zhe, mago della tecnologia. Il super-poliziotto Lao Tan, con alle spalle vent’anni di esperienza sul campo. Tutti impegnati a catturare il perfido biondino in giacca e cravatta sospettato di aver violato la legge contro lo spionaggio. “Ora ti interroghiamo e devi dirci la verità”, dice con occhi minacciosi l’agente Xiao An. In quattro fanno parte della formidabile “squadra investigativa speciale”, protagonisti del nuovo fumetto a puntate (per ora c’è soltanto la prima) pubblicato online dal Ministero della Sicurezza di Stato. Ultimo esempio della paranoia principale degli apparati di intelligence cinesi: le spie, straniere, sono dappertutto attorno a voi. E voi, cinesi, dovete stare in guardia e segnalarci ogni caso sospetto. Fumetti, poster, manifesti, video animati: da quasi dieci anni le autorità si prodigano con propaganda del genere: spesso di qualità artistica molto dubbia e accolta in molti casi con indifferenza, se non addirittura derisione, dai cittadini.
Tecniche fantasiose
Il Ministero della Sicurezza si è fatto però ora più social, più attivo. Lo scorso agosto è stato lanciato infatti il canale ufficiale su WeChat (l’app tuttofare che qui ogni cittadino - e ogni straniero - utilizza) per promuovere una campagna che rendesse "normale" la partecipazione della gente al controspionaggio, chiedendo che l'intero Paese si mobilitasse. Il Grande Fratello cinese ha bisogno insomma dell’aiuto del popolo. “La Cina dovrebbe incoraggiare i propri cittadini a partecipare, creando canali per la segnalazione di attività sospette e premiando i cittadini stessi”, dichiarava il Ministero in quel suo primo post sul social. E pure il nuovo fumetto è stato postato proprio lì. “Tratto da un caso reale di controspionaggio”, si legge.
La legge anti-spionaggio
Pechino si dice preoccupata, soprattutto dopo le parole del luglio dello scorso anno del direttore della Cia, William Burns, secondo cui l'agenzia americana aveva "fatto progressi" nella ricostruzione delle sue reti di spionaggio in Cina. In quegli stessi giorni entrava in vigore la nuova legge anti-spionaggio, andata ad aggiornare quella del 2014: ampliato l'elenco delle attività che possono essere considerate tali, "tutti i documenti, i dati, i materiali e gli articoli" relativi alla sicurezza nazionale saranno sottoposti alla stessa protezione dei segreti di Stato.
La vetta più alta (o più bassa) l’intelligence l’aveva già raggiunta nel 2016 con poster affissi dappertutto per le strade di Pechino, nelle stazioni della metro e davanti ai supermercati: una storia - anche quella a fumetti - dal titolo “Amori pericolosi”. Raccontava le vicende di un’impiegata statale, Xiao Li, che si innamorava di un giovanotto straniero: i due andavano fuori a cena, passeggiavano al parco. Tutto bellissimo fino a quando la ragazza - dopo aver consegnato al suo nuovo fidanzato dei documenti governativi - scopriva che il suo amore era scomparso. Morale: mettere in guardia le giovani dipendenti pubbliche dall'uscire con affascinanti stranieri, per evitare che si innamorino di un potenziale James Bond.
I precedenti
Nell’aprile di un anno fa le autorità della città di Foshan pubblicarono un altro fumetto prendendo ispirazione da uno dei classici della letteratura cinese, “Il viaggio in Occidente”, trasformandolo in una storia di spie. Ci sono poi stati in questi anni video animati: due stranieri (anche qui capelli biondi) che costringono uno studente cinese all’estero a raccogliere informazioni per loro una volta tornato in Cina; o il fessacchiotto di turno che incontra una ragazza straniera su un sito di incontri e siccome “è così bella” le invia delle foto di basi militari.
Due anni fa il Ministero offrì fino a 100mila yuan (14mila euro) a chiunque denunciasse alle autorità attività o comportamenti di persone che violano la sicurezza nazionale. E nella Cina di Xi quasi tutto rientra in questa etichetta.
C’è chi si è fatto ingolosire. Una ragazza ha raccontato su Xiaohongshu (l’Instagram cinese) di aver denunciato il suo fidanzato perché non sapeva cantare l'inno nazionale. Il poverino in questione è cinese e non straniero, ma poco importa. “Mi hanno detto che non sapere l’inno non è sufficiente per determinare se è una spia o meno. Ma farò comunque attenzione ai suoi comportamenti”.