TUNISI - Una sorta di inchino politico alle richieste tunisine. E stavolta non è soltanto Giorgia Meloni ad accettare il pressante (anche se informale) invito della presidenza tunisina ad evitare contatti con la stampa durante la missione in Nord Africa: anche Ursula von der Leyen e il premier olandese Mark Rutte danno il via libera a un format che prevede una missione blindata, inaccessibile ai cronisti, impermeabile alle domande, lontana dagli standard di un fisiologico confronto tra potere e stampa. Una circostanza che si verifica raramente, quando si tratta di leader europei. E che si verifica molto raramente anche durante visite in Paesi che non si segnalano per un alto tasso di libertà di stampa o addirittura in contesti non democratici, perché quasi sempre è comunque consentito un confronto tra i capi di governo occidentali e i giornalisti al seguito.
In Tunisia era già successo cinque giorni fa. In quell’occasione Meloni aveva cancellato un punto stampa in un primo momento organizzato in ambasciata, ufficialmente per ragioni di agenda (in realtà, venne fatto poi trapelare, su suggerimento dei tunisini). Venne quindi fatta allestire una cornice nel palazzo presidenziale tunisino, con tanto di leggio e sguardo rivolto alla telecamera e, soprattutto, a un pubblico di cronisti che però non era stato convocato. Per esplicita decisione della presidenza tunisina, avevano fatto trapelare al termine del colloquio. L’effetto era comunque quello di un presunto incontro con la stampa, la realtà quella di un videomessaggio camuffato.
Anche stavolta lo schema si ripete (a dire il vero, anticipato ai cronisti da Palazzo Chigi alla vigilia della missione). I tre europei siglano con Saied una dichiarazione congiunta. Poi si ritrovano in un’ala del palazzo presidenziale e si alternano nelle dichiarazioni pubbliche senza giornalisti. Alla fine, una foto a tre suggella la missione. Per gli italiani, la gestione della missione è in capo alla Commissione europea e, comunque, le autorità tunisine non avrebbero gradito (e permesso) una conferenza stampa o un punto stampa con i cronisti. Il risultato è che per la seconda volta in pochi giorni una missione internazionale di rilievo strategico e politico non prevede domande dei cronisti, né incontri con la stampa a margine, ad esempio in una sede neutra come una rappresentanza diplomatica nel Paese ospitante.