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La Cgil in Ucraina con la carovana della pace: prove di dialogo tra lavoratori ucraini e russi "non allineati" al Cremlino

Anche a Kiev e a Odessa situazione difficile per operai e dipendenti: l'emergenza del conflitto ha compresso molte garanzie
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ODESSA. Un primo incontro ufficiale alla sede dei sindacati in piazza Kulykove Pole - quella famosa data alle fiamme da gruppi paramilitari neofascisti nel 2014 e dove morirono 42 persone - fatto più che altro di convenevoli; poi altri incontri con i lavoratori della scuola e dei servizi pubblici e la visita ai lavoratori portuali il giorno dopo: è la messa a terra del tradizionale internazionalismo tra organizzazioni operaie perché, come la storia insegna, a pagare di più il costo della guerra è chi lavora.

Nella carovana della pace - partita da Padova giovedì via terra, più un'altra arrivata via aereo - c'è infatti anche una piccola delegazione di tre persone della Cgil guidata da Sergio Bassoli, il responsabile delle relazioni internazionali della confederazione. E siccome la pace è fatta anche di diplomazia, di sfondo sta avvenendo una mediazione non facile, forse impossibile oggi, tra il sindacato ucraino…

ODESSA. Un primo incontro ufficiale alla sede dei sindacati in piazza Kulykove Pole - quella famosa data alle fiamme da gruppi paramilitari neofascisti nel 2014 e dove morirono 42 persone - fatto più che altro di convenevoli; poi altri incontri con i lavoratori della scuola e dei servizi pubblici e la visita ai lavoratori portuali il giorno dopo: è la messa a terra del tradizionale internazionalismo tra organizzazioni operaie perché, come la storia insegna, a pagare di più il costo della guerra è chi lavora.

Nella carovana della pace - partita da Padova giovedì via terra, più un'altra arrivata via aereo - c'è infatti anche una piccola delegazione di tre persone della Cgil guidata da Sergio Bassoli, il responsabile delle relazioni internazionali della confederazione. E siccome la pace è fatta anche di diplomazia, di sfondo sta avvenendo una mediazione non facile, forse impossibile oggi, tra il sindacato ucraino e un pezzo di quello russo. L'organizzazione guidata da Maurizio Landini ha avuto un ruolo di primo piano sia nella promozione della manifestazione pacifista di Roma dello scorso novembre che nelle concrete attività solidali verso la popolazione ucraina. L'ultima è la donazione di cinque generatori da 25 kw per garantire energia elettrica in altrettanti centri di accoglienza gestiti dal sindacato ucraino Fpu, dove trovano posto 3 mila persone e che ora "potranno tornare ad avere acqua calda, riscaldamento e pasti caldi. Un grande risultato ottenuto grazie ai fondi raccolti nelle sedi sindacali della Cgil, nei luoghi di lavoro e dai pensionati. Per esprimere una solidarietà vera alle vittime e continuare a chiedere una soluzione politica per fermare la guerra", ragiona Bassoli.

La Fpu invece è il sindacato ucraino erede della vecchia struttura organizzativa sovietica e che potrebbe essere definito di sinistra, e infatti coltiva ottimi rapporti con la Cgil. "Anche noi siamo per la pace, che sarà realizzata quando i russi torneranno entro il proprio territorio", dice Roman Kravchyk, arrivato a Odessa da Kiev per l'incontro con i compagni italiani. Nel Paese ce n'è poi un altro più filo-governativo, il Kvpu. Lo scorso luglio il Parlamento ucraino ha varato delle norme che di fatto hanno limitato i diritti sindacali, delle 'riforme' contestate da entrambe le sigle. "Siamo in stato di guerra e l'unità del Paese è fondamentale - spiega Kravchyk - ma ci aspettiamo che il governo mantenga le promesse: finita la guerra, dovremo tornare alla condizione precedente". Le due leggi passate la scorsa estate tengono fuori i lavoratori delle imprese con meno di 250 dipendenti dalla contrattazione collettiva, oltre a introdurre tipi di contratto precari che prima non c'erano. Insomma, il sindacato ucraino si trova tra l'incudine e il martello: da una parte il sostegno al proprio Paese, dall'altra la battaglia contro le scelte del governo. Con rivendicazioni semplici: ad esempio che le famiglie delle vittime-lavoratori della guerra, dei bombardamenti, siano indennizzate al pari dei militari; oppure il mantenimento del sussidio per le maestre delle scuole materne che non lavorano più, essendo gli asili chiusi.

 

Da più di un anno a questa parte Fpu e Kvpu hanno interrotto le relazioni con i sindacati russi. La vecchia 'solidarietà di classe' - e anche in questo caso la storia insegna - si è frantumata allo scoppio del conflitto. "Appena la Russia è avanzata nel nostro territorio il sindacato principale russo, Fnpr, è stato parte attiva dell'occupazione, con il leader del sindacato che è andato in Donbass a fare propaganda", continua Kravchyk. Per com'era strutturata l'Urss, l'Fnpr è una specie di ente parastatale con oltre 20 milioni di iscritti. E ha sostenuto la cosiddetta operazione speciale di Vladimir Putin, subendo la condanna del Ces, la confederazione europea dei sindacati. La quale però si è posta anche l'obiettivo di "sostenere i sindacati, la società civile ed i singoli individui in Russia che si sono apertamente opposti alla guerra". La strada qui è stretta, racconta di nuovo Bassoli: "Da parte nostra ci sono interlocuzioni ufficiose con sindacati russi più piccoli, e che comunque radunano 2-3 milioni di iscritti, che non hanno mai sostenuto l'invasione dell'Ucraina, anche se poi neanche si sono opposti apertamente. Non c'è la libertà per farlo, purtroppo, ma è comunque nostro dovere provare a fare da ponte tra lavoratori di paesi oggi in guerra tra loro e che subiscono effetti simili, di repressione e perdita di diritti".

Su questo punto Kravchyk non si sbilancia, "sarebbe importante che condannassero pubblicamente l'aggressione". Ma quel che è accaduto in Polonia negli anni '80 dimostra che il movimento dei lavoratori può raggiungere obiettivi politici ad un tempo insperati.