Chi è Lynsey Addario, la fotografa che ha scattato l'immagine shock della famiglia sterminata a Irpin

Lynsey Addario
Lynsey Addario (reuters)
Quarantotto anni, già premiata per i suoi scatti che hanno documentato le crisi nel mondo dalla Libia al Pakistan
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Donne e bambini sono sempre stati il focus del suo obiettivo: capace di non distogliere lo sguardo e denunciare, immortalandole, le situazioni più atroci. Come la foto, scioccante davvero, che mostra una giovane madre ucraina riversa sulla strada con accanto i cadaveri dei figlioletti, pubblicata ieri dai giornali di mezzo mondo, il “suo” New York Times in testa e che Lynsey Addario ha scattato a Irpin. Una famiglia come tante sterminata mentre tentava di scappare verso Kiev lungo la strada che corre parallela a un ponte fatto esplodere dall’esercito ucraino poco prima, per rallentare l’avanzata dei russi. Unico sopravvissuto, il cane: lo si intravede nella foto, rimasto ad abbaiare di disperazione e terrore in un trasportino verde. 

Uno scatto durissimo quello di Addario, 48 anni, già Premio Pulitzer nel 2009 per il lavoro fatto per il New York Times in Warizistan e vincitrice, quello stesso anno, del prestigioso MacArthur Fellowship (la cosiddetta “Genius Grant”, borsa di studio dei geni, uno dei più importanti riconoscimenti ai creativi americani). 

Italoamericana - è la minore delle quattro figlie di Phillip e Camille Addario, parrucchieri di origine pugliese – ha un legame forte col nostro paese: ha infatti studiato scienze politiche a Bologna. Freelance d’eccellenza, collabora con alcune delle più importanti testate del mondo: New York Times, appunto, ma anche National Geographic e Time Magazine. Ha un figlio di dieci anni.

Che vita, la sua: in buona parte spesa a documentare gli scenari più caldi del mondo. Dopo un esordio come assistente nel mondo della moda, infatti, trovò il suo primo ingaggio in Argentina grazie a una foto rubata a Madonna sul set di Evita. Dal 2000 in poi non si è più fermata un attimo: da Cuba all’Afghanistan, dai trans di New York ai ritratti di donne nelle terre martoriate dalle guerre. E poi in Congo, Ciad, Darfur, Iraq, Israele, Haiti. Nel 2009 è rimasta coinvolta in un incidente automobilistico in Pakistan: tornava a Islamabad, dopo aver documentato la vita in un campo profughi al confine con l’Afghanistan. Ancora, nel 2011 è stata rapita in Libia insieme ai colleghi Anthony Shadid, Stephen Farrell e Tyler Hicks: e rimasta cinque giorni nelle mani delle forze governative.  

Una vita avventurosa raccontata nella sua autobiografia pubblicata nel 2015 In amore e in guerra - La mia vita di fotografa di frontiera. I diritti sono già stati acquistati dal regista Premio Oscar Steven Spielberg che da tempo pensa di farne un film, con Jennifer Lawrence protagonista. Ora gli toccherà aggiungere una scena in più: l’orrore della famiglia assassinata ad Irpin.