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Gas, in Europa stoccaggi ai minimi dal 2013. Cosa significa in vista dell’inverno

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L’Agenzia internazionale dell’energia calcola che, con temperature più rigide della media e continui blocchi nei flussi di Gnl attraverso lo Stretto di Hormuz, le scorte potrebbero scendere al di sotto del 10% entro la primavera. Il rischio è di rincari sui prezzi, non solo per quest’anno
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MILANO – Sotto la superficie terrestre, a qualche chilometro di profondità, i “serbatoi” di gas europei sono meno pieni del solito. Nei mesi estivi, quando è tempo di accumulare scorte, troppi stati hanno temporeggiato, sperando in un calo dei prezzi infiammati dal conflitto nel Golfo. Calo mai arrivato. Adesso, con l’inverno alle porte, il continente si trova a fare con stoccaggi ai minimi dal 2013. E la paura di futuri rincari resta alta.

Perché gli stoccaggi non sono pieni

Il meccanismo è semplice e, in tempi di pace, funzionava secondo le leggi del mercato. Nei mesi più caldi, tra aprile e settembre, quando la domanda di gas è più contenuta e così anche i prezzi, i Paesi comprano metano in abbondanza per alimentare l’economia e immetterne una parte nei serbatoi nascosti nel sottosuolo: da o…

MILANO – Sotto la superficie terrestre, a qualche chilometro di profondità, i “serbatoi” di gas europei sono meno pieni del solito. Nei mesi estivi, quando è tempo di accumulare scorte, troppi stati hanno temporeggiato, sperando in un calo dei prezzi infiammati dal conflitto nel Golfo. Calo mai arrivato. Adesso, con l’inverno alle porte, il continente si trova a fare con stoccaggi ai minimi dal 2013. E la paura di futuri rincari resta alta.

Perché gli stoccaggi non sono pieni

Il meccanismo è semplice e, in tempi di pace, funzionava secondo le leggi del mercato. Nei mesi più caldi, tra aprile e settembre, quando la domanda di gas è più contenuta e così anche i prezzi, i Paesi comprano metano in abbondanza per alimentare l’economia e immetterne una parte nei serbatoi nascosti nel sottosuolo: da ottobre, quando consumi e quotazioni risalgono, attingono alle preziose scorte. Le recenti guerre e il cambiamento climatico, che spinge la domanda estiva di elettricità, hanno sconvolto il mercato.

La chiave sono i contratti future scambiati al Ttf di Amsterdam e che permettono agli operatori di comprare oggi e assicurarsi una certa quantità di gas da ricevere in un determinato momento futuro. Le quotazioni sono iniziate a salire già in primavera, scoraggiando gli operatori dal seguire la buona pratica. Peccato che allora i prezzi viaggiavano intorno ai 30 e i 50 euro al megawattora e nei mesi successivi avrebbero superato i 100.

Aie: “Margini di sicurezza limitati”

A questi prezzi, per molti Paesi europei sarà difficile raggiungere la soglia di riempimento del 90 per cento imposta da Bruxelles per trascorrere in sicurezza l’inverno e già posticipata di un mese. Oggi la media è di appena il 74% contro l’82% del 2025 e, come se non bastasse, i prelievi sono già iniziati. I dati della piattaforma Gie Agsi mostrano però l’eterogeneità del momento: l’Italia ha fatto i compiti e può vantare scorte piene al 91%, sui livelli dell’anno scorso, mentre la Germania è ferma a 61, l’Olanda a 65,7 e l’Austria a 66.

Stoccaggi così bassi, spiega l’Agenzia internazionale dell'energia, Aie, “riducono il margine di sicurezza contro le interruzioni dell’approvvigionamento per il mercato europeo e potrebbero aumentare ulteriormente la dipendenza della regione dalle forniture globali di gas naturale liquefatto per soddisfare la domanda invernale”. Il Gnl, che sul mercato scarseggia da mesi a causa della guerra nel Golfo. Considerando poi le necessità di Asia e Sud America, con capacità di stoccaggio più limitate, secondo l’Agenzia c’è il rischio che si intensifichi la concorrenza per un numero esiguo di carichi, spingendo al rialzo i prezzi spot.

Il rischio di stoccaggi sotto il 10%

Le simulazioni dell’Aie indicano che, con temperature più rigide della media e continui blocchi nei flussi di Gnl attraverso lo Stretto di Hormuz, i livelli di stoccaggio del gas nell’Unione potrebbero scendere al di sotto del 10% della capacità operativa entro la fine di marzo 2027. “Questo renderebbe il mercato europeo particolarmente esposto a eventi come ulteriori ondate di freddo, interruzioni tecniche o altre perturbazioni dell’approvvigionamento, poiché la velocità con cui il gas può essere prelevato dai siti di stoccaggio tende a diminuire una volta che i livelli scendono al di sotto del 30% della capacità operativa”. Con gli stoccaggi vuoti, la prossima stagione di riempimento si prospetta altrettanto sfidante, con possibili impatti anche sull’inverno 2027. È una reazione a catena.

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