ROMA – A volte ritornano. Dopo i tentativi andati a vuoto, la destra è pronta a rilanciare il condono edilizio. Subito, non appena a Montecitorio si aprirà il gran valzer degli emendamenti alla manovra (la scadenza per le richieste sarà fissata domani da un ufficio di presidenza della commissione Bilancio).
La firma è di Fratelli d’Italia, il partito della premier Giorgia Meloni. I meloniani chiederanno di riaprire i termini della sanatoria voluta dal governo Berlusconi nel 2003. Non solo. La richiesta di regolarizzazione degli illeciti sarà estesa alle piccole difformità: un bagno un po’ più largo, una finestra spostata più in là. Dentro anche la “correzione” delle incongruenze tra le planimetrie depositate al catasto e lo stato di fatto di un immobile. Sono tutti definiti “ostacoli amministrativi”. Da superare quanto prima.
Vista con la lente d’ingrandimento della politica, quella di FdI è una sfida a Matteo Salvini, che delle piccole difformità, urbanistiche e catastali, ha fatto …
ROMA – A volte ritornano. Dopo i tentativi andati a vuoto, la destra è pronta a rilanciare il condono edilizio. Subito, non appena a Montecitorio si aprirà il gran valzer degli emendamenti alla manovra (la scadenza per le richieste sarà fissata domani da un ufficio di presidenza della commissione Bilancio).
La firma è di Fratelli d’Italia, il partito della premier Giorgia Meloni. I meloniani chiederanno di riaprire i termini della sanatoria voluta dal governo Berlusconi nel 2003. Non solo. La richiesta di regolarizzazione degli illeciti sarà estesa alle piccole difformità: un bagno un po’ più largo, una finestra spostata più in là. Dentro anche la “correzione” delle incongruenze tra le planimetrie depositate al catasto e lo stato di fatto di un immobile. Sono tutti definiti “ostacoli amministrativi”. Da superare quanto prima.
Vista con la lente d’ingrandimento della politica, quella di FdI è una sfida a Matteo Salvini, che delle piccole difformità, urbanistiche e catastali, ha fatto il pilastro del “suo” decreto Salva-casa e del nuovo Testo unico dell’edilizia. E che ora, con la legge di bilancio appena sfornata dal Consiglio dei ministri, si trova costretto a difendere quello che aveva pensato di blindare con l’etichetta della Lega.
La traccia della contesa è la stessa di quella in corso sulle pensioni. Riguarda sempre la Finanziaria. Registra sempre dissidi e battibecchi tra i meloniani e i leghisti, con i primi a dire che il fondo per il supporto in uscita dal mercato del lavoro serve a sostenere i lavoratori di comparti usuranti o situazioni critiche, e i secondi a dire che i soldi (850 milioni all’anno, dal 2027 al 2029) servono per finanziare una nuova quota 100, per permettere a chi vuole di andare in pensione con 64 anni di età e 36 di contributi.
La mossa di FdI sulla casa è destinata, dunque, ad aprire un nuovo fronte dentro la maggioranza.
I precedenti
Non è la prima volta che la destra prova ad approvare il condono edilizio. Già l’anno scorso, proprio in occasione della manovra, i meloniani avevano provato a far passare un poker di emendamenti, tutti tarati sulle sanatorie. In testa c’era la riapertura dell’edizione 2003. In vista del voto in Campania a novembre, si puntava a sanare, a valle di una legge regionale, sei tipologie di opere abusive. La seconda richiesta si agganciava sempre alla sanatoria adottata 22 anni fa per includere quelle realizzate in assenza o in difformità dal titolo abilitativo edilizio, “ma conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici approvati o adottati al 31 marzo 2003”.
Il terzo emendamento andava più indietro. Alla sanatoria del 1985, per chiedere di chiudere un occhio su portici, tettoie, balconi, logge, opere di ristrutturazione o realizzate senza il titolo abilitativo edilizio. Da abusivi a sanabili, compresi gli illeciti più recenti dato che venivano ammesse anche le opere ultimate entro il 30 settembre 2025. A completare il pacchetto, una proposta che obbligava i Comuni a rilasciare i titoli abilitativi edilizi in sanatoria “in esito a procedimenti” già istruiti: sul tavolo anche pratiche in giacenza a fronte di pagamenti già effettuati da chi ha chiesto di “correggere” l’illecito.
Alla fine i meloniani decisero di puntare solo sull’emendamento Campania. Ma il muro delle opposizioni costrinse la maggioranza al dietrofront. La proposta fu trasformata in un ordine del giorno, approvato poi dall’aula del Senato. Il testo impegnava il governo ad adottare il condono “nel primo provvedimento utile”.
Un mese dopo, a fine gennaio, FdI, Lega e Forza Italia depositarono tre emendamenti fotocopia al decreto Milleproroghe, chiedendo di riaprire la sanatoria del 2003. Stesso testo, stesso obiettivo. Ma il blitz durò appena qualche ora. Le proposte, infatti, furono ritenute inammissibili perché non compatibili con le materie oggetto del decreto. Ora rispuntano. A volte ritornano.