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Cdp Venture, nomine in stallo e fondi in bilico

Emanuele Levi, amministratore delegato Cdp Venture Capital

 

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Il rinnovo dei vertici resta bloccato tra Mef, Mimit e Palazzo Chigi. Startup e investitori: “A rischio le risorse per l’innovazione”
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ROMA – Non è più solo una questione di nomine. Lo stallo sui vertici di Cdp Venture, il braccio di Cassa depositi dedicato alla finanza per le startup, tiene in sospeso l’intera filiera italiana dell’innovazione. Da mesi ormai, approvato il bilancio 2025, il vecchio consiglio ha esaurito il mandato triennale. Ma il rinnovo del board e del capo azienda Emanuele Levi resta incagliato tra il ministero dell’Economia, che controlla la società, il ministero delle Imprese, sottoscrittore chiave dei fondi, e Palazzo Chigi, incapaci di trovare una quadra. I vertici di Cdp Venture agiscono in regime di proroga, ma se il limbo proseguisse oltre – come è probabile – nei prossimi mesi inizierebbe fatalmente a pesare sull’operatività. E il timore dell’industria tecnologica è che il perno dell’ecosistema finisca depotenziato.

Qualche giorno fa Italian Tech Alliance, associazione che rappresenta fondi di investimento e startup, ha definito il destino di Cdp Venture «l’elefante nella stanza». La socie…

ROMA – Non è più solo una questione di nomine. Lo stallo sui vertici di Cdp Venture, il braccio di Cassa depositi dedicato alla finanza per le startup, tiene in sospeso l’intera filiera italiana dell’innovazione. Da mesi ormai, approvato il bilancio 2025, il vecchio consiglio ha esaurito il mandato triennale. Ma il rinnovo del board e del capo azienda Emanuele Levi resta incagliato tra il ministero dell’Economia, che controlla la società, il ministero delle Imprese, sottoscrittore chiave dei fondi, e Palazzo Chigi, incapaci di trovare una quadra. I vertici di Cdp Venture agiscono in regime di proroga, ma se il limbo proseguisse oltre – come è probabile – nei prossimi mesi inizierebbe fatalmente a pesare sull’operatività. E il timore dell’industria tecnologica è che il perno dell’ecosistema finisca depotenziato.

Qualche giorno fa Italian Tech Alliance, associazione che rappresenta fondi di investimento e startup, ha definito il destino di Cdp Venture «l’elefante nella stanza». La società non commenta, mentre il Mef si limita a un «lavori in corso». A maggio del 2025 Levi ha sostituito in corsa Agostino Scornajenchi, passato a Snam, ed è la prima guida di Cdp Venture che proviene da un operatore privato del settore. Il rinnovo per un pieno triennio pareva fatto già prima dell’estate, con i candidati al nuovo board passati dal comitato nomine della capogruppo Cdp. Dalla sua, l’uscente avrebbe il gradimento di Emilio Scalfarotto, capo segreteria di Giovanbattista Fazzolari, il regista delle nomine di Palazzo Chigi. Prima del decisivo via libera però il Tesoro ha imposto di ridurre il perimetro delle sue deleghe, separando il ruolo di ad e quello di direttore generale, da affidare a un manager di fiducia. Nelle valutazioni entra anche il fatto che Levi resti tutt’ora socio della sua vecchia società, 360 Capital, sebbene per evitare conflitti di interesse si astenga dal votare su tutti gli investimenti che la vedono coinvolta a fianco di Cdp Venture.

Rischi per l’intero ecosistema

Fonti di Palazzo Chigi parlano di questioni tecniche da risolvere. Sta di fatto che startup e venture non sembrano tra le priorità del governo, in pieno cantiere di una manovra dai margini strettissimi. Gli incentivi fiscali per chi investe in aziende hi-tech, non rinnovati alla fine del 2025, difficilmente saranno reintrodotti il prossimo anno, nonostante le richieste degli operatori. Mentre per sottoscrivere la parte italiana della European Tech Champions Initiative, il fondo Bei per supportare campioni tecnologici europei, non ci sono risorse aggiuntive: come scritto dal Sole24Ore almeno metà dei 200 milioni necessari andranno recuperati da fondi oggi assegnati proprio a Cdp Venture, che vedrebbe ridotte le proprie disponibilità. Al momento la società prosegue secondo il piano al 2028 targato Scornajenchi, ma senza nuovo carburante l’attività rischia di rallentare progressivamente. La deputata di Azione Giulia Pastorella ha depositato un’interrogazione in cui chiede a Tesoro e Mimit come intendano garantirne «la sostenibilità futura e la continuità degli investimenti».

La nascita di Cdp Venture, nel 2020, ha coinciso con un salto delle somme investite in Italia e contribuito a ridurre l’enorme gap con il resto d’Europa, nonostante alla giuda siano passati già tre ad. «È stata fondamentale per la crescita del venture capital italiano, come gli analoghi soggetti pubblici in Francia e Germania», dice Lorenzo Moretti, esperto di innovazione all’Istituto europeo di Firenze e alla Luiss. «Ma negli altri Paesi questi attori hanno avuto leadership più stabili, permettendo continuità operativa e strategie di medio-lungo termine, essenziali per lo sviluppo di un ecosistema tech».

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