MILANO – L’economia italiana resta ferma nel terzo trimestre. Lo mettono in evidenza i dati dell’Istat, secondo cui la crescita del Pil tra giugno e settembre è stata ferma. Su base tendenziale, cioè rispetto allo stesso periodo del 2025, la crescita è dello 0,8. Schizza invece l’inflazione a settembre, con i prezzi che corrono del 5,4% su base annuale e dello 0,8% su base mensile.
I dati sul Pil
La variazione acquisita del Pil per il 2026, cioè il dato che si raggiungerebbe a fine anno se anche il prossimo trimestre fosse a crescita nulla, è pari allo 0,8%. Il governo, nel Dpfp approvato a inizio ottobre, aveva previsto una crescita dell’1%. Di fatto significa che nel quarto trimestre la crescita dovrebbe accelerare moltissimo per centrare gli obiettivi dell’esecutivo.
La corsa dei prezzi
L'accelerazione dell'inflazione – spiega l’Istat nella sua nota –“risente principalmente dell'aumento dei prezzi dei beni energetici (da +22,6% a +31,4%), ancora influenzato dal quadro geopolitico internazionale. Un contributo all'inflazione si deve anche al settore alimentare, soprattutto alla componente dei prodotti non lavorati (da +5,5% a +7,5%), e ad alcune tipologie di servizi, in particolare quelli relativi ai trasporti (da +1,6% a +3,1%)". Il cosiddetto "carrello della spesa" accelera (da +1,5% a +2,5%) e l'inflazione di fondo si attesa a +2,0% (da +1,6%). L'inflazione acquisita a ottobre, per il 2026, risulta pari al +3,4%.
Gli stipendi salgono meno dell’inflazione
Gli stipendi non tengono il passo della corsa dei prezzi. Sempre l’Istat evidenzia come l’indice delle retribuzioni contrattuali sia rimasto stabile a settembre rispetto al mese precedente e in aumento del 2,5% rispetto a un anno prima . L'aumento tendenziale è stato del 2,3% nel settore privato (3,3% nell'agricoltura, 2,6% nell'industria e 2,1% nei servizi privati) e del 3,2% per la P.A. Nei primi nove mesi dell'anno la retribuzione oraria media è cresciuta del 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. "Per il secondo trimestre consecutivo - sottolinea l'Istituto - la crescita tendenziale delle retribuzioni contrattuali è inferiore a quella dell'inflazione".