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Mps, l'assemblea boccia la fusione con Mediobanca e le due Ops su Banco Bpm e Banca Generali

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L’assemblea respinge la fusione con Piazzetta Cuccia: i no al 63,65%. Lovaglio: "Da Intesa cambio di rotta. In 4 anni mantenute le promesse e segnato anche da calcio d'angolo"
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SIENA – L’assemblea Mps, terminata dopo sei ore, boccia la fusione con Mediobanca già approvata dalla Bce, e respinge a larga maggioranza anche le due offerte pubbliche di scambio su Banco Bpm e su Banca Generali, proposte dall’ad Luigi Lovaglio per rispondere alla scalata lanciata da Intesa Sanpaolo sulla banca senese.

Mps intendeva completare entro fine anno l’incorporazione di Mediobanca, a coronamento dell’Ops lanciata nel gennaio 2025. Tuttavia gli azionisti, presenti per il 65,86% del capitale a Siena, hanno votato solo per il 32,91% a favore – malgrado i pareri di sostegno dei proxy advisor Iss e Glass Lewis – e per il 63,65% contro l’operazione, con il 3,4% di astenuti.

La bocciatura è stata anche più sonora, come nelle previsioni, per le due Ops annunciate dal management senese, che pure si è preso molti applausi dai (piccoli) azionisti locali. L'offerta pubblica di scambio su Banco Bpm ha avuto il voto contrario del 91,1% del capitale presente, favorevole il 6,47% mentre s…

SIENA – L’assemblea Mps, terminata dopo sei ore, boccia la fusione con Mediobanca già approvata dalla Bce, e respinge a larga maggioranza anche le due offerte pubbliche di scambio su Banco Bpm e su Banca Generali, proposte dall’ad Luigi Lovaglio per rispondere alla scalata lanciata da Intesa Sanpaolo sulla banca senese.

Mps intendeva completare entro fine anno l’incorporazione di Mediobanca, a coronamento dell’Ops lanciata nel gennaio 2025. Tuttavia gli azionisti, presenti per il 65,86% del capitale a Siena, hanno votato solo per il 32,91% a favore – malgrado i pareri di sostegno dei proxy advisor Iss e Glass Lewis – e per il 63,65% contro l’operazione, con il 3,4% di astenuti.

La bocciatura è stata anche più sonora, come nelle previsioni, per le due Ops annunciate dal management senese, che pure si è preso molti applausi dai (piccoli) azionisti locali. L'offerta pubblica di scambio su Banco Bpm ha avuto il voto contrario del 91,1% del capitale presente, favorevole il 6,47% mentre si è astenuto il 2,41%. La votazione successiva, sempre presente il 65,85% del capitale e che riguardava l'Ops per Banca Generali, ha visto il 90,9% dei voti contro, il 6,66% a favore e il 2,41% dei presenti astenuto.

Simile destino per l’ultimo dei tre punti a cui Intesa Sanpaolo aveva subordinato la decadenza della sua Opas da 31,4 miliardi sul Monte, se fossero stati approvati. La distribuzione straordinaria da 4 miliardi di euro, di cui 3 miliardi in azioni Generali, è stata avversata dal 90,73% del capitale presente in assemblea, il 6,83% ha votato a favore e il 2,42% si è astenuto.

L’unico punto approvato dagli azionisti riguarda la cooptazione di Gianluca Brancadoro come consigliere indipendente, con l’89,7% dei favorevoli, e di Alessandro Caltagirone come consigliere non indipendente, con l’86% dei consensi. Bocciate anche le restanti proposte: l’autorizzazione all'acquisto e alla disposizione di azioni proprie ha ottenuto il 53,8% di voti contrari e il 40,8% a favore, mentre le modifiche al sistema incentivante 2023,2024 e 2025 sono state avversate dal 53,33% dei presenti, contro il 40,85% a favore. Oltre il 6% gli astenuti sulle due votazioni.

L’ad Luigi Lovaglio, nel suo discorso introduttivo, ha rivendicato le scelte strategiche degli ultimi tre anni, compreso l’assalto a Piazzetta Cuccia: “Con Mediobanca abbiamo creato una terza forza competitiva nel mercato italiano, fondata su una forte logica industriale e finanziaria. La nostra convinzione era chiara: in un mercato caratterizzato da un elevato grado di consolidamento, Mps non poteva restare a guardare. Il progetto di integrazione, come detto, funziona molto bene e meglio del previsto, tanto che abbiamo rivisto al rialzo le sinergie portandole da 700 a circa 800 milioni di euro”, ha detto il banchiere, lanciando una frecciatina a Intesa Sanpaolo, che ha fatto moral suasion sui grandi azionisti Mps per bloccare le due Ops su Banco Bpm e Banca Generali oggi al voto, oltre che quella già realizzata su Mediobanca. “Conoscevamo le posizioni di alcuni azionisti rilevanti e sapevamo che l’aritmetica della fusione (con Mediobanca, ndr) sarebbe stata difficile – ha detto l’ad -. Ci ha sorpreso, invece, il cambio di rotta di Intesa Sanpaolo: inizialmente favorevole alla fusione e successivamente orientata ad auspicarne la mancata approvazione. Quando un attore così rilevante cambia posizione in modo così netto il contesto dell’assemblea cambia di conseguenza.

“Sosteneteci, abbiamo segnato anche su calcio d’angolo”

Lovaglio ha, inoltre, fatto una sorta di mozione degli affetti per gli investitori che nel 2022 sostennero l’incertissimo aumento di capitale Mps per rafforzare l’istituto: “Abbiamo chiesto agli investitori di sostenerci tre anni fa con l’aumento di capitale e quelli che lo hanno fatto sono stati premiati. ci impegniamo a fare lo stesso con questa operazione. Oggi possiamo guardare a quell’impegno con la forza dei fatti, abbiamo mantenuto le nostre promesse. In questi quattro anni abbiamo fatto ciò che molti ritenevano impossibile, con lavoro, disciplina e risultati. Se mi consentite una metafora calcistica, qualche gol lo abbiamo fatto anche da calcio d’angolo. Ma c’è una cosa di cui siamo particolarmente orgogliosi: quei gol li abbiamo segnati giocando la partita, non cambiando le regole del campionato”. Un’altra critica a Ca’ de Sass, che per preservare la sua Opas da 31 miliardi autorizzata martedì dalla Bce ha posto come condizione per proseguirla che gli azionisti Mps cassino le due Ops alternative, e la distribuzione extra da 4 miliardi, di cui 3 in azioni Generali.

La difesa della città: “Garantire quanto costruito in 500 anni”

“Tutto quanto abbiamo fatto è stato possibile grazie alla forza delle nostre persone, all’attaccamento dei nostri clienti e all’identità straordinaria di un’organizzazione che porta sulla propria pelle una data: 1472. l’anno in cui questa meraviglia ebbe inizio – ha aggiunto Lovaglio. E dopo più di cinque secoli siamo ancora qui, con l’onore di custodirla, la responsabilità di farla crescere e l’orgoglio di portarla avanti insieme”. La sindaca di Siena Nicoletta Fabio, intervenuta presso il sit-in dei sindacati in corso fuori dalla sede della banca, ha ribadito il concetto caro ai senesi e alle amministrazioni locali:“Il mantra delle istituzioni senesi, a partire dall'amministrazione comunale, è sempre stato quello della integrità: della banca, dei livelli occupazionali, di quel rapporto di prossimità con il territorio, che è tipico di Mps nei confronti delle famiglie, delle imprese, soprattutto delle Pmi tipiche del nostro territorio, la presenza delle funzioni direzionali nella città di Siena, che questa banca ha fondato 500 anni fa. L’auspicio è che tutto ciò possa essere garantito nel futuro della nostra città”.

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