MILANO – Con sei mesi di anticipo, Pier Carlo Padoan annuncia di non essere disponibile per un terzo mandato in Unicredit, e quindi lascerà la presidenza con l’assemblea di maggio, quando insieme al bilancio i soci dovranno votare per il rinnovo del cda.
Sotto la sua guida e al fianco dell'ad Andrea Orcel, l’istituto ha attraversato una fase di profonda trasformazione, diventando una delle maggiori banche europee. In quasi sei anni, Padoan ha contribuito all'indirizzo e allo sviluppo della banca sia in Italia che all'estero, dove ha consolidato il controllo di Commerzbank.
La carriera
Professore ed ex ministro dell'Economia dal 2014 al 2018, venne chiamato prima dal premier Matteo Renzi, mentre era all'Ocse, restando poi al fianco di Paolo Gentiloni. È stato all'Fmi (tra il 2001 e il 2005 e tra il 2007 e il 2017), classe 1950 vanta anche una lunga carriera accademica, ed è tutt'ora vicepresidente dell'Istituto Affari Internazionali, nonché membro del cda e del comitato esecutivo dell'Abi.
L’ipotesi tedesca per il sostituto
Il tandem Padoan-Orcel ha poi creato un grande valore per gli azionisti, non a caso ieri l'ad di Unicredit ha ringraziato il presidente, anche a nome di tutto il cda, «per la sua preziosa leadership». Padoan fa un passo indietro esclusivamente «per motivi personali», ma l'occasione cade a fagiolo con i tempi della complicata trattativa per trovare una sintesi sulla governance di Commerzbank.
Nominare un futuro presidente tedesco, che peraltro in Unicredit c'era già stato tra il 2006 e il 2012 con Dieter Rampl, rinsalderebbe l'asse Milano-Francoforte dove ha sede l'istituto di cui Unicredit ha il 47,59% del capitale.