La Fed rinvia il rialzo dei tassi. Warsh: “Ma l’inflazione è alta”
di Francesco ManacordaMILANO – L’inflazione Usa continua a correre e Kevin Warsh lo sa, ma assicura che la decisione della Federal Reserve di non aumentare i tassi, a sei giorni dalle elezioni di metà mandato, non ha nulla a che fare con le pressioni della Casa Bianca. «La politica non ha avuto alcun ruolo nella decisione», dice il presidente della banca centrale americana.
Così la Fed lascia invariato il costo del denaro nell’intervallo fra il 3,75 e il 4%, dopo il rialzo di un quarto di punto a settembre. Una decisione largamente attesa dai mercati, ma non unanime: la governatrice Lisa Cook e la presidente della Fed di Cleveland Beth Hammack hanno votato contro, chiedendo un nuovo aumento di 25 punti base.
«L’inflazione è troppo alta», riconosce Warsh nella confe…
MILANO – L’inflazione Usa continua a correre e Kevin Warsh lo sa, ma assicura che la decisione della Federal Reserve di non aumentare i tassi, a sei giorni dalle elezioni di metà mandato, non ha nulla a che fare con le pressioni della Casa Bianca. «La politica non ha avuto alcun ruolo nella decisione», dice il presidente della banca centrale americana.
Così la Fed lascia invariato il costo del denaro nell’intervallo fra il 3,75 e il 4%, dopo il rialzo di un quarto di punto a settembre. Una decisione largamente attesa dai mercati, ma non unanime: la governatrice Lisa Cook e la presidente della Fed di Cleveland Beth Hammack hanno votato contro, chiedendo un nuovo aumento di 25 punti base.
«L’inflazione è troppo alta», riconosce Warsh nella conferenza stampa dopo la riunione. «I prezzi dell’energia e quelli collegati sono tornati ad aumentare nelle ultime settimane e il nostro compito è impedire che i rincari relativi di alcuni settori si diffondano al resto dell’economia». A settembre l’inflazione è salita al 3,7% annuo, contro il 3,4% di agosto. E le tensioni energetiche non accennano a diminuire. Il diesel, particolarmente importante per trasporti e distribuzione, ha raggiunto i 6,35 dollari al gallone contro i 6,28 dollari del 9 ottobre. Proprio quel giorno Donald Trump aveva annunciato un accordo con Vladimir Putin per acquistare gasolio russo e raffreddare i prezzi. Finora senza risultati: il primo carico diretto negli Usa, del resto, dovrebbe arrivare soltanto a novembre.
Warsh non considera però l’economia americana in una fase di surriscaldamento, sebbene la Fed definisca adesso la crescita «forte» anziché semplicemente «solida». Il presidente prevede una crescita superiore al 3% annualizzato nel terzo trimestre, sostenuta dai consumi e dagli investimenti delle imprese, soprattutto nell’intelligenza artificiale.«È nostra responsabilità far scendere l’inflazione», dice ancora, e «sono incoraggiato dai progressi che abbiamo compiuto in poco tempo. Ma se mi chiedete se abbiamo già raggiunto la stabilità dei prezzi, avete ragione: non ci siamo ancora riusciti. Ci stiamo lavorando».
Warsh annuncia anche una novità nel funzionamento della Fed. Le riunioni annuali resteranno otto, ma quelle destinate a decidere sui tassi scenderanno a sette nel 2027 e a sei nel 2028. Le altre saranno dedicate alle strategie monetarie di lungo periodo. Per dicembre resta aperta la possibilità di un nuovo rialzo. Ma il presidente della Fed, come ha detto già dall’inizio del suo mandato, non prende impegni: «Abbiamo chiarito che siamo pronti ad agire quando le circostanze lo richiederanno». Una prudenza che anche ieri favorisce i titoli di Stato Usa a breve termine, mentre i mercati ridimensionano le attese di aumenti nel 2027.