Manovra, Giorgetti alle banche: “Tutti devono contribuire”. L’Abi: “Mazzolati più degli altri”
dal nostro inviato Francesco ManacordaBANGKOK – «Leggo che ci sono proteste nelle scuole, proteste degli autotrasportatori, magari ci saranno anche le proteste delle banche. Però credo che mantenere un percorso di sostenibilità finanziaria alla fine torni a vantaggio di tutti, anche e soprattutto delle banche e delle assicurazioni». Giancarlo Giorgetti interviene così sulle resistenze del mondo finanziario al nuovo contributo per che si profila nella legge di bilancio. E alle proteste del mondo bancario, che ricorda come già l’anno scorso avesse già concluso col governo un accordo triennale, il ministro dell’Economia replica: «Non è che cambiamo le regole, sono cambiate le circostanze».
Patuelli (Abi): “In Costituzione non c’è scritto che alcuni vanno mazzolati”
Ma le parole del ministro non…
BANGKOK – «Leggo che ci sono proteste nelle scuole, proteste degli autotrasportatori, magari ci saranno anche le proteste delle banche. Però credo che mantenere un percorso di sostenibilità finanziaria alla fine torni a vantaggio di tutti, anche e soprattutto delle banche e delle assicurazioni». Giancarlo Giorgetti interviene così sulle resistenze del mondo finanziario al nuovo contributo per che si profila nella legge di bilancio. E alle proteste del mondo bancario, che ricorda come già l’anno scorso avesse già concluso col governo un accordo triennale, il ministro dell’Economia replica: «Non è che cambiamo le regole, sono cambiate le circostanze».
Patuelli (Abi): “In Costituzione non c’è scritto che alcuni vanno mazzolati”
Ma le parole del ministro non bastano a tranquillizzare gli istituti finanziari. È il presidente dell’Associazione bancaria italiana Antonio Patuelli a replicare: “Noi ci muoviamo in uno stato costituzionale di diritto e nella Costituzione non c’è scritto che alcuni debbono essere mazzolati“, ha dichiarato al al convegno del Cse, consorzio servizi bancari. Ricordando come stiamo attraversando un contesto internazionale di profonda incertezza geopolitica e sui mercati: "Sono stupito che si alimenti questo mito di semplici guadagni" per le banche, "non siamo in una fase di corno della fortuna e di rendimenti automatici senza rischi" e ci sono "incertezze anche elettorali in Europa nei prossimi mesi".
A Bangkok, dove partecipa alle riunioni del Fondo monetario e della Banca mondiale insieme al governatore Fabio Panetta, il ministro dell’Economia conferma la richiesta al settore finanziario. La cornice è quella di una manovra da circa 23,5 miliardi per il 2027, con un contributo atteso dalla finanza pari allo 0,21% del Pil, circa cinque miliardi. Ma il conto, precisa Giorgetti, non riguarderà soltanto gli istituti di credito: «Ci sono banche, ci sono altre istituzioni finanziarie, quindi non sarà soltanto sulle banche, evidentemente. Come è avvenuto anche gli anni scorsi, ci metteremo lì e troveremo la forma per garantire le entrate che ci aspettiamo sul bilancio, che siano accettabili, ammortizzabili dal sistema».
Il principio, insiste, è che il risanamento dei conti produce benefici anche per chi viene chiamato a finanziarlo. «L’Italia come sistema si impegna a rispettare un certo sentiero di risanamento, a beneficio di tutti, anche delle banche e delle assicurazioni. E tutti in qualche modo devono contribuire». E poi, ricorda, ci sono i titoli pubblici nei bilanci bancari: «Se scendono i tassi di interesse, aumenta il valore. Se aumentano i tassi di interesse, diminuisce il valore». E aggiunge: «Quello che è stato fatto in questi anni per abbassare o comunque tenere basso il livello dei rendimenti credo che abbia portato a un beneficio» anche alle banche.
Il confronto sulla legge di bilancio resta aperto su due fronti: con Bruxelles, per gli spazi destinati a energia e difesa, e con la maggioranza, per decidere come distribuire le risorse. Con l’Europa, dice Giorgetti «prosegue il dialogo, devo dire molto costruttivo. Anche qui ho visto il commissario Dombrovskis per quanto riguarda le clausole».
Sulla destinazione dei fondi, invece, le scelte devono ancora essere compiute. «La grande scelta che abbiamo di fronte è fare interventi selettivi piuttosto che un intervento di tipo generalizzato. Non è giusto che decida soltanto il ministro dell’Economia, lo valuteremo insieme ai partiti, ai vertici, alla presidente Meloni». Le alternative sono concrete: «Si può decidere di fare interventi per quanto riguarda la retribuzione dei giovani, piuttosto che interventi focalizzati sulle persone più anziane, piuttosto che un generalizzato intervento sull’Irpef. Dato un ammontare disponibile di risorse, sono interventi anche alternativi».
Il compito del Tesoro è fissare il perimetro: «Ho il dovere di far quadrare il bilancio e dire che margini di disponibilità ci sono». Il lavoro tecnico, sostiene Giorgetti, è già avanzato: «Abbiamo già maturato tante opzioni, però bisogna semplicemente decidere a questo punto quale delle opzioni, preparata e cucinata, viene servita».
Sulla crescita italiana il ministro si aspetta un risultato vicino all’1% quest’anno. «Può essere 0,9%, non so come andrà l’ultimo trimestre, però questo è l’orizzonte, quindi leggermente sopra le previsioni del Fondo». E ironizza sulle stime dell’Fmi, che hanno appena portato le stime per la crescita italiana dallo 0,5 allo 0,8%.«Il modello econometrico del Fondo ha dentro un baco: quando si scrive Italia retrocede prudenzialmente di uno 0,2%. Tendono sempre a sottostimare le performance dell’economia italiana».
A Bangkok anche il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, che richiama i risultati dei primi due trimestri, migliori delle attese, e indica diversi fattori che hanno sostenuto l’attività. Il primo è la maggiore capacità di assorbire lo shock energetico: «Abbiamo aumentato l’efficienza energetica, cioè abbiamo un utilizzo di energia più basso per unità di prodotto rispetto al passato». A questo si aggiunge l’aumento della produzione da fonti rinnovabili. Sul commercio, invece, «i dazi hanno avuto un effetto molto minore di quello che pensavamo», anche perché sono cambiate le rotte degli scambi. Un altro sostegno arriva dai finanziamenti: «Il credito sta aumentando, anche in Italia questo è vero».
Restano però le incognite dell’energia e dei tassi, che per Giorgetti rendono ancora più necessario proteggere la credibilità dei conti. «Forse in Italia non c’è la percezione, ma qui si misura in modo tangibile» la rinnovata credibilità della finanza pubblica e della sostenibilità del debito. Di fronte al rischio di nuove tensioni sui titoli governativi, «l’Italia deve presentarsi con le carte in regola, perché se ci facciamo trovare scoperti il danno sarebbe grave».