ROMA - Ecco la manovra. Vale 23,5 miliardi. Per ora è solo abbozzata perché è ancora appesa alla trattativa con l’Europa sull’utilizzo della flessibilità per l’energia, una delle “costole” del provvedimento. Ma intanto il governo ne anticipa i contenuti nelle 44 pagine del Documento programmatico di bilancio (Dpb), che nella notte tra mercoledì e giovedì è stato trasmesso a Bruxelles e al Parlamento. Nel menù della legge di bilancio compaiono “la tutela del potere di acquisto delle famiglie, con particolare attenzione a quelle più fragili”, e il “sostegno alle imprese e agli investimenti”. Queste voci sono collocate “al centro” della politica di bilancio.
Le misure
I capitoli principali della manovra sono: politiche per la famiglia e spesa sociale (5 miliardi), difesa (4,5 miliardi) e sostegno alle imprese (3,4 miliardi). Ci sono poi infrastrutture (3,1 miliardi), sanità (2,4 miliardi), misure fiscali (2,1 miliardi), fondo sentenze (1,9 miliardi) ed enti territoriali (240 milioni).
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ROMA - Ecco la manovra. Vale 23,5 miliardi. Per ora è solo abbozzata perché è ancora appesa alla trattativa con l’Europa sull’utilizzo della flessibilità per l’energia, una delle “costole” del provvedimento. Ma intanto il governo ne anticipa i contenuti nelle 44 pagine del Documento programmatico di bilancio (Dpb), che nella notte tra mercoledì e giovedì è stato trasmesso a Bruxelles e al Parlamento. Nel menù della legge di bilancio compaiono “la tutela del potere di acquisto delle famiglie, con particolare attenzione a quelle più fragili”, e il “sostegno alle imprese e agli investimenti”. Queste voci sono collocate “al centro” della politica di bilancio.
Le misure
I capitoli principali della manovra sono: politiche per la famiglia e spesa sociale (5 miliardi), difesa (4,5 miliardi) e sostegno alle imprese (3,4 miliardi). Ci sono poi infrastrutture (3,1 miliardi), sanità (2,4 miliardi), misure fiscali (2,1 miliardi), fondo sentenze (1,9 miliardi) ed enti territoriali (240 milioni).
Nell’elenco figurano poi “altre spese/interventi” per 720 milioni, senza però dettagli. Il totale delle misure fa appunto 23,5 miliardi.
Grazie alla flessibilità, la manovra consentirà “il rafforzamento della difesa nazionale e della sicurezza energetica”. I fondi green si focalizzeranno principalmente sul rafforzamento della rete ferroviaria e sul potenziamento delle infrastrutture pubbliche, “con particolare riferimento a scuole, ospedali, università, impianti sportivi e bacini idroelettrici”.
Gli interventi destinati alle imprese - si legge in un passaggio del Dpb - “saranno volti a rafforzare la competitività del sistema produttivo nonché al sostegno ai prezzi dell’energia elettrica per quota parte dei consumi, alla sicurezza degli approvvigionamenti energetici attraverso, in particolare, maggiori contributi agli investimenti per impianti fotovoltaici”. Quindi aiuti contro il caro bollette e per lo sviluppo di energia pulita.
Le coperture
Ma chi paga il conto della manovra? Una tabella mette in fila le coperture. In testa “il settore finanziario”, quindi banche e assicurazioni. Dovranno mettere sul piatto 5 miliardi (in tutto 10,5 miliardi tra il 2027 e il 2029). Poi i ministeri, che saranno soggetti a una nuova revisione della spesa (spending review). Saranno chiamati a contribuire alla legge di bilancio con 1,2 miliardi. Ma anche in questo caso, l’impegno è triennale: altri 1,9 miliardi nel 2028, altrettanti nel 2029.
Un contributo arriverà anche dal settore dei giochi: 718 milioni nel 2027, altrettanti nel 2028, 478 milioni l’anno successivo.
A completare il quadro “altre entrate/coperture” che, tuttavia, non sono dettagliate. A dare man forte sarà soprattutto la flessibilità per energia e difesa, che vale 14,3 miliardi.
La manovra incompiuta
Il governo scrive anche che “la definizione puntuale degli interventi della manovra, “di prossima presentazione al Parlamento”, terrà conto “degli esiti delle interlocuzioni in corso con la Commissione europea sulla “migliore definizione” del perimetro della flessibilità.
Al centro del negoziato con Bruxelles ci sono le spese per l’energia da finanziare con la flessibilità. Valgono in tutto 14 miliardi: la metà confluirà proprio nella manovra. L’esecutivo, come anticipato da Repubblica, ha chiesto alla Ue di cancellare il vincolo degli investimenti a due anni (la scadenza è a fine 2028). In caso contrario - è il ragionamento - alcune spese, come l’ecobonus al 65% sulle prime abitazioni, risulterebbero difficili da realizzare dato che prevedono un orizzonte temporale più lungo.
Ma la trattativa riguarda anche la natura delle misure. Nell’elenco presentato dall’Italia, infatti, ci sono alcuni interventi che potrebbero risultare disallineati rispetto ai requisiti della flessibilità concessa dall’Europa. Le regole, infatti, vietano l’utilizzo dei fondi per sussidi come il taglio delle bollette e la riduzione delle accise sui carburanti. Sotto esame è finita in particolare la cosiddetta energy release: la vendita a prezzi calmierati di energia alle imprese, in cambio di energia pulita da restituire negli anni successivi, potrebbe infatti configurarsi come un aiuto di Stato, di fatto quindi come un sussidio.
La protesta delle banche
Gli istituti di credito restano in attesa di conoscere i dettagli del contributo che il settore finanziario dovrà fornire alla manovra. Diverse fonti riferiscono che il comparto bancario resta contrario a un nuovo esborso visto che già lo scorso anno era stato raggiunto un accordo triennale di circa 10 miliardi. La notizia del nuovo contributo è arrivata senza alcuna negoziazione preventiva o preavviso. Tra l’altro - aggiungono le stesse fonti - senza specificare come sarà diviso l'onere fra banche, assicurazioni e altre società del comparto, visto che il Dpb parla genericamente di settore finanziario.