Economia

Il mondo in bancarotta idrica. Servono 11mila miliardi di investimenti, ne mancano 6.500

Il mondo in bancarotta idrica. Servono 11mila miliardi di investimenti, ne mancano 6.500

Per l’Europa danni fino a 180 miliardi in un anno a causa della siccità- Nel bacino del Mediterraneo 180 milioni di persone già affrontano la scarsità d’acqua, che è anche uno dei maggiori fattori di migrazione

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MILANO – Il mondo è in bancarotta idrica, l’hanno certificato le Nazioni unite ormai da tempo: ne consumiamo più di quanta la natura ne fornisca. Da risorsa data per “scontata”, è divenuto un bene “caro”: la crescente scarsità d’acqua causa ogni anno oltre 300 miliardi di dollari di perdite economiche. La caccia all’acqua che va a impattare su sicurezza alimentare, produzione, competizione geopolitica, instabilità regionale.

Un fattore che irrompe su uno scenario già tremendamente complesso e che vede il Mediterraneo come uno dei teatri di frontiera, con temperature in aumento più rapido della media e 180 milioni di persone che già affrontano la scarsità d’acqua. Per quest’anno, si stima che le siccità abbiano provocato danni all’Europa tra i 50 e i 180 miliardi, secondo lo European Institute on Economics and the Environment. L’acqua, o meglio la sua assenza, è uno dei principali motori di migrazione: entro il 2050 – dice la Banca Mondiale – il Nord Africa potrebbe avere fino a 19 milioni di migranti interni per il clima e fino a 86 milioni potrebbero esser quelli dell'Africa subsahariana.

Temi affrontati nei giorni scorsi alla sesta edizione dell’EuroMediterranean Water Forum, organizzato dal Comitato Italiano One Water, dall’Istituto Mediterraneo dell’Acqua (IME) e dall’Unione per il Mediterraneo (UfM), con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI). Anche la Cdp era presente come knowledge partner: “Gli investimenti nel settore dell’acqua sono in crescita e nel 2024 hanno raggiunto quasi 50 miliardi di dollari, ma il fabbisogno resta enorme ed è destinato ad aumentare nei prossimi anni – ha detto il presidente Giovanni Gorno Tempini – Per trasformare queste esigenze in investimenti concreti è necessario mobilitare nuovi capitali, rafforzare i partenariati e rendere finanziabili un numero crescente di progetti”.

La Direzione Strategie Settoriali e Impatto guidata da Andrea Montanino ha individuato alcune delle priorità: rinnovare le reti invecchiate, migliorare l'accumulo dell'acqua ed espandere il riutilizzo dell'acqua. Anche con gli strumenti digitali, che possono aiutare i fornitori di servizi locali a monitorare le reti e gestire l'uso dell'acqua in modo più efficiente, anche grazie all'uso degli strumenti più recenti come droni e satelliti.

Resta una sfida enorme. A livello globale, si stima siano necessari 11mila miliardi di euro di investimenti al 2040 e ai livelli attuali di spesa ciò apre un “buco” da 6.500 miliardi.

Visto che nessuno può affrontare questa sfida da solo, serve mobilitare capitale – e in questo senso il capitale votato alla sostenibilità è cresciuto, ma necessita di un quadro normativo prevedibile e chiaro. Esempi di partnership ce ne sono. Il Piano Mattei può ad esempio esser un quadro, c’è Tanit che unisce Italia e Tunisia nelle soluzioni su scarsità d'acqua e sicurezza alimentare. Le banche di sviluppo hanno un ruolo centrale. Perché i capitali diventino cantieri, servono infine progetti e quindi sostegno politico. La G7 Water Coalition fa bene sperare, ma la sfida è enorme e lo slancio va tradotto in pratica.

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