MILANO – Tre scenari possibili per il futuro di Armani, a un anno dalla scomparsa dell'omonimo stilista e fondatore Giorgio. A tracciarli sono gli analisti di Mediobanca research nell'appuntamento di esordio di Mediobanca Luxury Strategy Lab, una serie di approfondimenti per analizzare le questioni strategiche del futuro dell'industria italiana del lusso.
Il “giusto erede”
Il primo scenario riguarda la capacità di individuare il "giusto erede". Il piano di successione stabilito da Giorgio Armani "delinea un percorso" scrivono gli esperti di Piazzetta Cuccia. Il riferimento è al fatto che lo stilista aveva indicato Lvmh, EssilorLuxottica e L'Oréal come tre possibili acquirenti di una quota del 15% di Armani, che la Fondazione avrebbe dovuto vendere entro un massimo di 18 mesi dall'apertura della successione. "Il collocamento iniziale di una quota del 15% entro il 2027 - ragionano gli analisti di Mediobanca - potrebbe essere seguito dalla vendita di una partecipazione fino a circa il 55% entro il 2030, mantenendo al contempo l'opzione di una quotazione in borsa (Ipo) entro il 2033. L'impegno della Fondazione a mantenere almeno il 30,1% della società garantisce continuità, indipendentemente dalla strada che verrà infine intrapresa".
Per quanto riguarda i possibili acquirenti della quota del 15%, "Lvmh vanta un track record senza eguali nell'acquisizione di marchi iconici guidati dai fondatori e nella loro integrazione in un ecosistema più ampio, senza comprometterne l'identità". EssilorLuxottica, invece, che tra l'altro in questa fase è influenzata dalle tensioni tra i soci della prima azionista al 32% Delfin, "apporta una leadership globale nel settore dell'occhialeria, mentre L'Oréal offre la piattaforma più potente del comparto beauty" osservano da Mediobanca. In questo quadro, "Lvmh appare il candidato più naturale per un'operazione di cessione del controllo, mentre EssilorLuxottica e L'Oréal potrebbero esprimere il massimo potenziale come partner di minoranza. Una struttura consortile potrebbe rivelarsi un compromesso interessante, capace di coniugare competenze complementari e preservare l'autonomia".
L’approdo in Borsa
Una quotazione in Borsa, ragionano gli esperti, consentirebbe di ampliare la compagine azionaria senza che la Fondazione debba cedere il controllo. L'Ipo, inoltre, "garantirebbe accesso ai capitali, rafforzerebbe la governance, accrescerebbe la visibilità e sosterrebbe l'espansione futura, preservando al contempo quel Dna imprenditoriale che caratterizza il gruppo da decenni. Senza contare che la quotazione "contribuirebbe a far emergere un valore che, in un diverso assetto proprietario, rimarrebbe meno visibile".
Il maxi polo dentro Prada
Sin qui gli scenari già tratteggiati dallo stesso Giorgio Armani. La terza ipotesi, elaborata dagli esperti di Mediobanca, si basa sulla possibilità che la successione di Armani possa innescare una nuova ondata di consolidamento nel settore del lusso. E siccome per gli analisti il gruppo Prada è il candidato naturale a diventare campione nazionale, un'aggregazione di Armani con la stessa Prada, Miu Miu e Versace darebbe vita a un colosso del lusso da 10 miliardi di fatturato. "Secondo la nostra analisi di scenario - spiegano gli analisti di Mediobanca - un'operazione di questo tipo potrebbe generare un valore significativo grazie alle economie di scala, a una maggiore visibilità presso gli investitori e a una potenziale rivalutazione del titolo da parte del mercato".