Economia

Confapi, due aziende su tre hanno difficoltà di accesso al credito

Il presidente di Confapi Cristian Camisa (a destra) con la segretaria del Pd Elly Schlein e il presidente di Federmanager Valter Quercioli 

Il presidente di Confapi Cristian Camisa (a destra) con la segretaria del Pd Elly Schlein e il presidente di Federmanager Valter Quercioli 

 

Il report dell’organizzazione delle piccole e medie imprese. Pochissimo interesse per la transizione digitale ed energetico attraverso l’iperammortamento

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ROMA – La chiusura dello Stretto di Hormuz preoccupa molto di più dei dazi americani: il dato emerge dal report sullo stato di salute delle piccole e medie imprese presentato oggi da Confapi. L’impatto delle tariffe sull’export imposte da Trump infatti ha conseguenze limitate per l’87,5% delle Pmi, secondo il rapporto presentato stamane da Confapi. Ma due imprese su tre temono l’impatto delle guerre in Medio Oriente sulle forniture energetiche. E una quota simile di aziende denuncia difficoltà di accesso al credito: il 56% preferisce infatti autofinanziare i propri investimenti.

«Dalla nostra indagine – spiega il presidente di Confapi, Cristian Camisa - emerge una crescente preoccupazione per una situazione che continua a protrarsi e che si sta trasformando in un peggioramento nel secondo semestre, alimentando un clima di forte e persistente incertezza. Per le nostre imprese non c’è fattore più penalizzante dell’incertezza: quando il quadro cambia continuamente, le aziende tendono inevitabilmente a rimandare gli investimenti e a rivedere o rinviare le proprie strategie sui mercati esteri. Alle problematiche dovute alle crisi internazionali si aggiungono oggi quelle sempre più evidenti nell’accesso al credito, che rischiano di frenare ulteriormente la capacità di investimento e di crescita delle imprese».

Gli investimenti

Nelle scelte di investimento, le Pmi optano più facilmente per percorsi tradizionali: pochissime le richieste per Transizione 5.0. Nel primo semestre 2026, il 48,33% delle imprese dichiara di aver realizzato investimenti. Tra questi, il 21,39% sono interventi rilevanti orientati a crescita, innovazione e ammodernamento, il 26,94% investimenti più contenuti per mantenere competitività ed efficienza. Resta una quota del 51,67% di imprese che non ha effettuato alcun investimento.

Pochissimi gli investimenti nella transizione energetica e digitale: solo l’8,3% delle imprese dichiara di aver realizzato investimenti in questo ambito.

Le difficoltà di accesso al credito

Il 66,46% delle Pmi non ha avanzato richieste di nuovi finanziamenti e il 56,33% è ricorso all’autofinanziamento. Percentuale in crescita del 10% rispetto al rilevamento sul 2025, «a fronte del costo bancario in costante aumento», rileva Confapi. Per il 7,78% ci sono state maggiori difficoltà nell’ottenere finanziamenti; solo il 3,89% segnala un miglioramento. Per l’88,33% delle imprese le condizioni di accesso al credito sono rimaste invariate rispetto all’anno precedente.

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