Benzina di nuovo a due euro. Davide Tabarelli, presidente di Nomisma energia, il governo ha avuto troppa fretta a porre fine al taglio delle accise sui carburanti?
«No, anzi ha sbagliato a tenerlo troppo a lungo, fino al 3 luglio, perché i consumatori di tutto il mondo, compresi quelli italiani, non hanno capito la gravità della situazione, quindi i consumi di carburanti non sono calati. Tra l’altro il taglio delle accise è un provvedimento sbagliato, perché si tratta di tassazione indiretta, e dunque avvantaggia anche chi non ne avrebbe bisogno».
Anche molti analisti in questi mesi hanno parlato di crisi temporanea, con effetti limitati.
«Persino gli amministratori delegati delle grandi società petrolifere sono disorientati da quello che sta accadendo. Siamo cresciuti con schemi interpretativi della realtà che non funzionano più: non avremmo mai pensato che Hormuz potesse chiudere. E non ci rendiamo conto che questa è una guerra che dura dal ’79, da quando gli integralisti hanno preso il potere in Iran».
E quindi potrebbe anche andare peggio?
«Diciamo che per ora gli effetti sono limitati. Anziché preoccuparci perché la benzina arriva a due euro dovremmo baciarci i gomiti perché non è ancora arrivata a tre. E perché sui mercati non si è diffuso il panico. Forse dovremmo ringraziare, per questo, i mercati finanziari, tutto questo gigantismo della finanza, che sta aiutando a tenere bassi i prezzi. L’Arabia Saudita a giugno ha prodotto meno di sei milioni di barili al giorno, dimezzando la produzione, che è tornata ai livelli degli anni Ottanta: ci sono stati momenti negli anni passati in cui bastava il taglio di un milione di barili per fare andare il prezzo di 10, 20 dollari sopra la soglia. Adesso, francamente, il Brent a 100 dollari non è così caro: nel 2008 è arrivato a 140».
Cosa dovremmo fare, allora, nel breve termine?
«Le consiglio di andare a fare subito il pieno e di non lasciare la macchina al sole...».
E poi?
«E poi di usare meno l’auto e non andare veloce: devono cambiare i comportamenti di consumo. In attesa che a Bruxelles entrino nella realtà: loro continuano a parlare di elettricità, ma dopo anni di straordinari incentivi il parco elettrico è ancora al due per cento: in Italia ci sono 40 milioni di auto e 10 milioni di motorini a benzina o diesel».
E invece sul caro-energia?
«Nonostante i passi in avanti, rimaniamo il Paese meno autonomo della Ue per l’energia, infatti le bollette sono già ai massimi dal 2023 e avremo ancora aggiustamenti al rialzo. Bisogna lavorare già per il prossimo inverno, facendo crescere le scorte. Spero che non ce ne sia bisogno, ma temo che più avanti dovremo anche riaprire le due centrali elettriche a carbone di Civitavecchia e Brindisi».