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Borse ai massimi nonostante le bombe: i due motivi per cui i mercati non temono la guerra in Iran

(reuters)

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Nonostante l’attacco degli Usa e la controffensiva di Teheran, Wall Street ha chiuso in positivo e i prezzi di petrolio e gas sono crollati. A differenza, ma anche a causa, dei precedenti shock
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ROMA – Wall Street è a due punti circa dal suo record storico, Francoforte a quattro, l’Eurostoxx a 5,7. Sei indici mondiali hanno raggiunto il loro massimo di sempre, tra questi c’è anche Israele. Nel frattempo, Brent e Wti che segnano il prezzo del greggio in una giornata sono tornati sotto i 70 dollari al barile, dopo aver toccato gli 80. Nonostante si sia aperto un nuovo fronte in Medio Oriente, con i bombardamenti americani in Iran, le Borse sono rimaste quasi indifferenti all’ennesimo shock internazionale, a dispetto i timori degli analisti che prevedevano nuovi crolli. Ma gli ultimi mesi sono stati troppo caotici e anche gli investitori hanno messo un freno alle montagne russe.

Dopo l’annuncio di Donald Trump di dazi a tappeto verso le merci in arrivo da tutti…

ROMA – Wall Street è a due punti circa dal suo record storico, Francoforte a quattro, l’Eurostoxx a 5,7. Sei indici mondiali hanno raggiunto il loro massimo di sempre, tra questi c’è anche Israele. Nel frattempo, Brent e Wti che segnano il prezzo del greggio in una giornata sono tornati sotto i 70 dollari al barile, dopo aver toccato gli 80. Nonostante si sia aperto un nuovo fronte in Medio Oriente, con i bombardamenti americani in Iran, le Borse sono rimaste quasi indifferenti all’ennesimo shock internazionale, a dispetto i timori degli analisti che prevedevano nuovi crolli. Ma gli ultimi mesi sono stati troppo caotici e anche gli investitori hanno messo un freno alle montagne russe.

Dopo l’annuncio di Donald Trump di dazi a tappeto verso le merci in arrivo da tutti gli altri Paesi, Wall Street aveva bruciato circa 10 mila miliardi di dollari in poche ore, con quasi tutte le società a picco. Il terremoto aveva coinvolto anche l’Asia e l’Europa, con Milano che aveva perso oltre il 6,5% in una seduta. Da quel giorno, a ogni successivo scossone, i mercati hanno reagito con sempre minor impulsività, fino a raggiungere l’apatia delle scorse ore.

Perché le Borse non sono preoccupate dalla guerra

Due le scommesse che si assumono gli investitori, che non sono andati in fibrillazione dopo i recenti sviluppi mediorientali. Uno: non ci sarà alcuna escalation nella regione. La risposta dell’Iran, contenuta e preannunciata, ha consentito al regime di rivendicare l’azione e agli Stati Uniti di non dover intervenire nuovamente. Trump subito dopo ha annunciato un cessate il fuoco preludio a una tregua più duratura. Il conflitto non avrà effetti di lungo periodo sull’economia globale, è l’indicazione che arriva dagli scambi. "Il Medio Oriente potrebbe ancora essere in fiamme, ma per quanto riguarda i mercati, l'allarme antincendio è stato spento", ha affermato Stephen Innes di Spi Asset Management.

Due: gli Stati Uniti sigleranno gli accordi per evitare l’imposizione di dazi con i partner più importanti, dall’Unione europea alla Cina. Alla scadenza della tregua commerciale mancano circa due settimane ma gli analisti sono convinti che la Casa Bianca sul tema stia bluffando e non abbia nessuna intenzione di andare avanti. Le conseguenze sull’economia sono state già registrate dai principali istituti internazionali, gli investitori scommettono che lo scenario non peggiorerà.

Anzi, entro luglio potrebbe arrivare l’atteso taglio dei tassi d’interesse della Federal Reserve. E le stime preliminari sull’aumento dei prezzi dell’energia segnalati lunedì mattina avranno un impatto dello 0,2% sulla crescita del Pil europeo, e di 0,4 punti in più sull’inflazione. Troppo poco per spaventare chi negli ultimi tre anni ha mosso capitali in borsa in mezzo alla guerra in Ucraina, lo shock dei prezzi, le guerre in Medio Oriente e i nuovi dazi.

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