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Savona: “Se non sono gradito pronto a lasciare la Consob”

02/02/2011 Roma, presentazione dell'accordo tra Unicredit e Rete Impresa Italia: Ripresa Italia, nella foto Paolo Savona presidente del fondo interbancario 

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La risposta del presidente alle critiche del governo per la sospensione Ops di Orcel sul Banco. Deciderà dopo il 20 giugno
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TRENTO - La valigia è pronta. “Io vado via quando a un certo punto non sono più gradito e questo in tutte le istituzioni”. Non si nasconde, Paolo Savona, il presidente della Consob accusato dalla maggioranza di aver regalato 30 giorni in più a Unicredit per l’Ops su Banco Bpm. Su un possibile passo indietro prima della scadenza del mandato, prevista a marzo dell’anno prossimo, ribadisce il concetto: “Sono sempre pronto ad andarmene”, dice a margine del suo intervento al Festival dell’Economia di Trento.

La disponibilità a dimettersi chiama in causa la fiducia del governo. “Finché sono gradito resto, quando non sono più gradito vado via” aggiunge. Sul sentirsi gradito, abbozza un sorriso: “Ho un’età tale- dice - che la saggezza incombe, significa che quando uno è saggio se ne deve andare”.

TRENTO - La valigia è pronta. “Io vado via quando a un certo punto non sono più gradito e questo in tutte le istituzioni”. Non si nasconde, Paolo Savona, il presidente della Consob accusato dalla maggioranza di aver regalato 30 giorni in più a Unicredit per l’Ops su Banco Bpm. Su un possibile passo indietro prima della scadenza del mandato, prevista a marzo dell’anno prossimo, ribadisce il concetto: “Sono sempre pronto ad andarmene”, dice a margine del suo intervento al Festival dell’Economia di Trento.

La disponibilità a dimettersi chiama in causa la fiducia del governo. “Finché sono gradito resto, quando non sono più gradito vado via” aggiunge. Sul sentirsi gradito, abbozza un sorriso: “Ho un’età tale- dice - che la saggezza incombe, significa che quando uno è saggio se ne deve andare”.

All’incontro annuale della Consob con il mercato, il 20 giugno, lui ci sarà, assicurano fonti di mercato vicine al dossier. E le stesse fonti associano la sua contrarietà a mettere "il sigillo alla legittimazione delle cripto” a una delle ragioni che potrebbero spingerlo a lasciare. Lui, prima che il pressing del governo si faccia insistente.

Palla a Palazzo Chigi. È da lì che deve partire la richiesta di dimissioni. Come anticipato da Repubblica, la riflessione è stata già avviata. Ma sulla decisione finale, spiegano fonti di governo, pesa il rischio che l’invito a Savona a farsi da parte appaia come una cacciata, tra l’altro legata alla contestazione della decisione di un’autorità indipendente, come è la Consob, e su un dossier, quello Unicredit-Banco, che è già costato all’esecutivo numerose critiche per l’esercizio del golden power.

Le fonti non escludono un contatto tra la presidenza del Consiglio e Savona nelle ultime ore. L’interessato glissa: "Non mi pronuncio, sarebbe scorretto da parte mia”. Nel frattempo respinge le accuse di aver deciso da solo: “La Consob è un organo collegiale, il risultato è la somma di tutte le riflessioni”. E aggiunge: “Il mercato non è in grado di decidere e quindi diamo il tempo di chiarire”.

A provare a stemperare le tensioni è il sottosegretario all’Economia, Federico Freni: "La Consob - dice - è un’autorità indipendente, noi rispettiamo la sua autonomia e la sua valutazione: ciascuno fa il suo mestiere”. Nessun passo indietro, invece, sul golden power: “Quello è e quello resta, siamo convinti di come abbiamo strutturato quel provvedimento”.

A Trento parla anche la segretaria del Pd, Elly Schlein, che accusa il governo di "un interventismo eccessivo sul sistema bancario per premiare alcune operazioni e sostenere gli interessi di alcuni soggetti”.

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