I frigoriferi dei supermercati europei, le telecamere delle farmacie italiane, le centrali energetiche, i sistemi industriali. E persino le proteste di piazza. C’è un filo che lega gli attacchi informatici alle tensioni sociali che attraversano l’Europa. Ed è quello dei gruppi hacker filorussi. Il 3 novembre Z-Pentest, organizzazione vicina a Mosca, ha rivendicato insieme a NoName057 gli attacchi ai sistemi di refrigerazione che hanno fatto scattare l’allarme anche in Italia. Nel messaggio pubblicato su Telegram si parla dei supermercati francesi, di quelli in Belgio, Svezia e Irlanda. E persino di guasti agli impianti frigoriferi di alcune basi militari americane. La rivendicazione non è una prova. I gruppi filorussi hanno tutto l’interesse ad attribuirsi operazioni capaci di seminare paura in Occidente. E, come aveva rivelato Repubblica, l’unico elemento finora accertato sull’intrusione è che il proxy utilizzato per violare la rete era riconducibile a un soggetto indiano. Ma la pist…
I frigoriferi dei supermercati europei, le telecamere delle farmacie italiane, le centrali energetiche, i sistemi industriali. E persino le proteste di piazza. C’è un filo che lega gli attacchi informatici alle tensioni sociali che attraversano l’Europa. Ed è quello dei gruppi hacker filorussi. Il 3 novembre Z-Pentest, organizzazione vicina a Mosca, ha rivendicato insieme a NoName057 gli attacchi ai sistemi di refrigerazione che hanno fatto scattare l’allarme anche in Italia. Nel messaggio pubblicato su Telegram si parla dei supermercati francesi, di quelli in Belgio, Svezia e Irlanda. E persino di guasti agli impianti frigoriferi di alcune basi militari americane. La rivendicazione non è una prova. I gruppi filorussi hanno tutto l’interesse ad attribuirsi operazioni capaci di seminare paura in Occidente. E, come aveva rivelato Repubblica, l’unico elemento finora accertato sull’intrusione è che il proxy utilizzato per violare la rete era riconducibile a un soggetto indiano. Ma la pista russa è concreta. E la rivendicazione arriva mentre gli stessi gruppi intensificano una campagna contro infrastrutture e aziende europee, con un’attenzione particolare all’Italia. Non soltanto per colpire i sistemi informatici. Ma per sfruttare le proteste e alimentare la sfiducia nelle istituzioni.
Nei loro canali Telegram gli hacker seguono le manifestazioni giovanili europee, rivendicano attacchi ai trasporti tedeschi e annunciano iniziative di sostegno ai manifestanti. «L’ondata di proteste iniziata in Francia, poi diffusasi in Italia, Spagna e Polonia, ha raggiunto la Germania», scrivono. E aggiungono: «Mentre i manifestanti tedeschi scendono in piazza, abbiamo creato un blocco digitale sui loro trasporti pubblici».
L’attenzione sull’Italia è altissima. «Zugzwang del governo italiano», scrivono, utilizzando un termine degli scacchi che indica una situazione nella quale qualsiasi mossa peggiora la propria posizione. Poi attaccano le indagini sulle proteste del 17 ottobre e pubblicano fotografie di Youssef Siher, il ricercatore finito nell’inchiesta della Polizia di prevenzione. «La procura italiana sta cercando prove del coinvolgimento del nostro progetto nell’organizzazione delle proteste e ci sta bloccando i canali», sostengono. E avvertono che la situazione peggiorerà. Annunciano nuove manifestazioni, offrono sostegno economico ai manifestanti e invitano a utilizzare una piattaforma per organizzare raduni e gruppi mobili. «Il nostro progetto è andato oltre gli attacchi DDoS», rivendicano. «Molte persone si rivolgono a noi, le comunità sono perplesse e non sanno cosa fare. Li capiamo perfettamente e abbiamo soluzioni».
La lista delle infrastrutture che sarebbero state bucate è lunghissima. Rivendicano incursioni in siti di amministrazioni ed enti ministeriali, aziende di autotrasporto, un’impresa che produce imbottiture per divani e una centrale termoelettrica in Alto Adige, della quale sostengono di controllare alcuni componenti. In un altro messaggio NoName057 annuncia di essere entrato nel sistema industriale di quattro serbatoi di un’azienda chimica. «Siamo dentro. I valori di pressione cambiano al nostro comando», scrivono, sostenendo di poter modificare sensori e parametri di funzionamento. Dichiarazioni, anche queste, da verificare.
C’è poi la videosorveglianza. Gli hacker hanno pubblicato immagini che attribuiscono alle telecamere di una catena italiana di farmacie. «Registratori di cassa, magazzini, ingressi, strade, persino il tetto: tutto è ben visibile», scrivono. E attaccano Giorgia Meloni per il sostegno all’Ucraina: «Continuate a sostenere gli ucraini, noi continueremo a dimostrare quanto siano protette le vostre strutture». Per amplificare i messaggi diffondono anche falsi articoli di giornale, utilizzando anche l’intestazione di Repubblica.
Ora, questa è propaganda. Il pericolo è quando, come è avvenuto con la vicenda dei frigoriferi, diventa cronaca.