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Alluvione del 1966, la meglio gioventù a Firenze

FIRENZE - Consiglio Comunale straordinario in occasione del 60mo anniversario alluvione di Firenze. Nella foto angeli del fango del 66 con una ragazza presente all’alluvione di Campi Bisenzio Andrea Ruggeri/CGE Fotogiornalismo

 
Sessant’anni fa la devastazione della città. Il ricordo di quei giorni drammatici e l’incontro tra angeli del fango di ieri e di oggi
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Cristina Acidini, Firenze. “Lì capii che l’arte è fragile, da allora mi batto per tutelarla”

Aveva solo 15 anni Cristina Acidini quando si ritrovò con un bisturi in mano a togliere il fango secco da fonografi e strumenti del Museo della scienza. Lei, che sarebbe poi diventata storica dell’arte e soprintendente per il patrimonio storico e artistico di Firenze, legò la sua vita in modo indissolubile all’alluvione. «L’arte mi era sempre piaciuta, ma non mi ero mai resa conto di quanto potesse essere fragile — dice — Maturai un desiderio di difenderla. E da allora mi sono sempre confrontata con l’eredità dell’alluvione e con il recupero di opere restaurate anche dopo 40 anni, come l’ultima grande tavola di Vasari». I primi giorni del disastro furono angosciosi e confusi: «Non si sapeva ancora bene cosa fosse davvero successo. Il mio liceo era sott’acqua». Tornò a scuola solo dopo due mesi. «L’Arno diede anche una lezione: da allora le opere d’arte non si conservano più nei piani seminterr…

Cristina Acidini, Firenze. “Lì capii che l’arte è fragile, da allora mi batto per tutelarla”

Aveva solo 15 anni Cristina Acidini quando si ritrovò con un bisturi in mano a togliere il fango secco da fonografi e strumenti del Museo della scienza. Lei, che sarebbe poi diventata storica dell’arte e soprintendente per il patrimonio storico e artistico di Firenze, legò la sua vita in modo indissolubile all’alluvione. «L’arte mi era sempre piaciuta, ma non mi ero mai resa conto di quanto potesse essere fragile — dice — Maturai un desiderio di difenderla. E da allora mi sono sempre confrontata con l’eredità dell’alluvione e con il recupero di opere restaurate anche dopo 40 anni, come l’ultima grande tavola di Vasari». I primi giorni del disastro furono angosciosi e confusi: «Non si sapeva ancora bene cosa fosse davvero successo. Il mio liceo era sott’acqua». Tornò a scuola solo dopo due mesi. «L’Arno diede anche una lezione: da allora le opere d’arte non si conservano più nei piani seminterrati».

Enrico Valentini, Arezzo. “Strinsi la mano a Ted Kennedy mentre distribuivo viveri”

In tanti non esitarono a partire quando si diffuse la notizia dell’esondazione. Enrico Valentini aveva 20 anni, stava ad Arezzo ed era uno scout: «Quando si comprese davvero la tragedia a Firenze — ripensa — con un altro ragazzo salimmo a bordo di una Cinquecento piena di materiale e con le pale sul tettuccio». Andò al piano terra di Palazzo Vecchio «e con altri scout distribuivo vestiti e viveri: duemila al giorno. Li davamo a chi abitava in centro e aveva bisogno. Ricevemmo la visita di Ted Kennedy (fratello minore di John Fitzgerald, ndr). Gli strinsi la mano: era più sporca della mia». Ancora oggi è vivo il ricordo «dell’odore nauseabondo dei magazzini alimentari e delle auto rovesciate. Appena arrivato vidi sul Battistero le formelle del Ghiberti divelte e scesi dall’auto per assicurarmi che ci fossero ancora tutte».

Roberto Grandi, Bologna. “In mezzo a quel pantano è nata l’anima del Sessantotto”

«All’alba da Bologna salivo su un pullman con altri studenti dell’università e raggiungevamo Firenze. Passavamo la giornata nel fango, poi la sera rientravamo per non occupare posti letto. In mezzo alla melma e al fetore nasceva lo spirito di partecipazione studentesco degli Anni Sessanta». Roberto Grandi, oggi direttore di master alla Bologna business school, aveva 20 anni. E a Firenze andava alla Biblioteca nazionale a salvare i libri sommersi dall’acqua: «Eravamo consapevoli dell’urgenza. Più rimanevano in quello stato più erano irrecuperabili. Stava morendo parte della memoria dell’umanità». Giorni dopo sentì per la prima volta l’espressione “Angeli del fango”: «Era detta da una società adulta che non si aspettava quello che avrebbero fatto i giovani con il loro senso civico, impegnati non in qualcosa di straordinario, ma che serviva».

Susan Glasspool, Londra. “Al lavoro in sandali e jeans. Salvando libri ho trovato marito”

Susan Glasspool era partita da Londra per studiare Belle arti a Firenze. Aveva 22 anni. «Ero arrivata solo da una settimana quando ci fu l’alluvione» ricorda. Rimase ad aiutare: «I danni erano terribili, opere d’arte danneggiate, architetture ricoperte di fango. Non avevo stivali, quindi misi i sandali e i jeans e andai per le strade». In quei giorni si ritrovò a dare una mano ovunque ci fosse bisogno: «Svuotavo le cantine dall’acqua, aiutavo nei negozi. Poi iniziammo a mettere la carta giapponese nei libri per mantenerli in buone condizioni prima del restauro. Non parlavo italiano, ma c’erano ragazzi da tutto il mondo». Proprio in quei giorni Glasspool conobbe il suo futuro marito: «Ci incontrammo alla Galleria dell’Accademia, dove sistemavamo libri. Anche in quella situazione è nato qualcosa. E insieme siamo rimasti a vivere a Firenze».

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