Cronaca

Il vortice polare si sta indebolendo, l’esperto: “Ecco perché potrebbe portare il grande freddo”

Il vortice polare si sta indebolendo, l’esperto: “Ecco perché potrebbe portare il grande freddo”

Anche per l'influenza di El Niño, al Polo Nord i meteorologi registrano un cambiamento insolito. L'esperto Pierluigi Randi, spiega cosa potrebbe accadere

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Al Polo Nord sta succedendo qualcosa che, potenzialmente, potrebbe stravolgere le temperature del Nord del mondo, Europa e Italia compresa. I meteorologi stanno infatti registrando un insolito indebolimento del vortice polare che - per una serie di fattori, compresa la complicità di El Niño - apre ad una serie di interrogativi su una ipotetica ondata di freddo che potrebbe interessare diversi Paesi nelle prossime settimane.

Quando si parla di Sudden stratospheric warming (SSW), il riscaldamento stratosferico improvviso, fenomeno che si verifica nel momento in cui le temperature stratosferiche polari aumentano improvvisamente di diversi gradi (anche fino a 50 gradi) per alcuni giorni, il condizionale sulle conseguenze è d’obbligo.

Le dinamiche infatti sono complesse e non è detto che ci siano effetti certi, per esempio nella nostra Italia ben protetta dalle Alpi. Eppure, ad oggi ci sono segnali di allerta: per questo abbiamo chiesto a Pierluigi Randi, esperto meteorologo presidente dell’Ampro (associazione meteo professionisti) di spiegarci cosa sta accadendo ora al vortice polare artico e le possibili conseguenze.

Che cos’è il vortice polare artico?

"Si tratta di una struttura che si forma solitamente a inizio autunno sopra al Polo nord e raggiunge la massima intensità in pieno inverno. In sostanza è un centro di bassa pressione che è semi-permanente, che praticamente si tende a formare per ragioni radioattive nel senso che quando nel nostro emisfero, al Polo Nord, diminuiscono moltissimo le ore di luce, in quelle zone l'aria diventa molto fredda e l'atmosfera molto densa, quindi ha una pressione molto bassa soprattutto in quota. Il moto circolatorio del vortice trattiene un nucleo di aria molto fredda che ristagna sul Polo, praticamente continua a girare lì. Solitamente questo vortice si rafforza ora e poi verso marzo si indebolisce. Adesso però ci sono segnali di una insolita instabilità”.

Che cosa sta succedendo al vortice? Perché è più debole?

"Come detto normalmente a inizio novembre il vortice dovrebbe rafforzarsi per raggiungere poi il suo massimo a gennaio, prima di indebolirsi successivamente con il ritorno delle ore di luce. Lo stato più comune è quello di un vortice molto profondo, freddo e accentrato solo sul Polo Nord, dove contiene l’aria fredda. In questa condizione favorisce correnti occidentali alle medie latitudini, correnti oceaniche, atlantiche, che fluiscono da ovest a est: passano lassù e l’Europa, soprattutto quella centro-meridionale, viene poco interessata dal grande freddo. Solo che ora il vortice si sta indebolendo, qualcosa di anomalo ma che può accadere. Quando si indebolisce, le correnti rallentano: anzi, in certi casi, se si indebolisce molto, possono anche invertire la loro direzione e diventare orientali. La conseguenza è che lì si sviluppa un anticiclone, un’alta pressione, in pratica una figura opposta al vortice polare. L’atmosfera diventa così più calda e stabile e si creano conche di aria molto molto fredda che, con la rottura del vortice, possono estendersi poi verso sud. Ed è quello che si teme".

Potrebbe dunque portare al grande freddo?

“Non è detto e non è chiaro perché è difficile capire quanto queste conche fredde si estenderanno. Avvenne, per esempio, nella tremenda ondata di freddo del gennaio del 1985: uno di quei frammenti del vortice polare, quindi una di quelle sacche, arrivò proprio su di noi, portando direttamente l'aria artica. Rimane un punto interrogativo per ora: potrebbe interessare il Nord America, oppure il nord dell’Asia, o anche arrivare sino all’Europa. Per adesso sappiamo solo che a novembre, quando dovrebbe rafforzarsi, il vortice sembra invece indebolirsi: un indebolimento precoce apre a potenziali di freddo. In questo potrebbe esserci lo zampino di El Niño”.

Che ruolo ha il fenomeno naturale di El Niño nei cambiamenti del vortice?

“Quando parliamo di Sudden Stratospheric Warming (SSW) si guarda la stratosfera più che la troposfera. Cioè lo strato che è sopra la troposfera. Solitamente sono più le volte che la troposfera condiziona la stratosfera che non viceversa e di conseguenza avere un SSW non è detto che provochi chissà quali sconquassi: questi avvengono solo a patto che si trasmettano cambiamenti ai piani più bassi. Questo passaggio attuale, in cui l’SSW parte praticamente dalla troposfera, cioè dal basso, potrebbe includere il ruolo di El Niño che, come sappiamo, tende a portare temperature più alte dato che manda masse d'aria molto calda verso le alte latitudini. Queste masse d’aria hanno il potenziale di aumentare le temperature e appunto influenzare il vortice polare”.

In caso di “rottura” del vortice quando potrebbero farsi sentire le temperature più fredde?

“Fra qualche settimana. Ad oggi siamo in una fase di indebolimento del vortice e gli effetti si potrebbero vedere dunque tra una o due settimane, non è qualcosa di immediato. Negli anni scorsi ci sono stati alcuni eventi di Southern Stratospheric Warming anche abbastanza forti, però non è successo assolutamente niente in Europa, ma invece sono arrivate ondate di gelo negli Usa. Per ora, è una incognita. Inoltre da noi, grazie alle Alpi, spesso risultiamo più protetti”.

Infine, cosa dobbiamo aspettarci in questa fase autunnale prima di inizio inverno?

“I modelli indicano che nei prossimi giorni ci sarà un vortice che andrà isolandosi tra la Francia, la Spagna e il Golfo di Biscaglia, ma noi saremo interessati molto marginalmente. Diciamo che attualmente sembra che dopo il 10 novembre potrebbe cambiare qualcosa e scendere dell'aria fredda dal Mare del Nord, aria polare marittima, che potrebbe portare un po’ di freddo in Italia nel nord ovest. Per il resto, non ci sono particolari allarmi autunnali: come detto però permangono le incognite e, anche per capire le potenziali conseguenze relative al vortice polare, dovremo ancora aspettare”.

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