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Il pilota, lo specialista, la sergente e l’infermiere: chi sono le vittime

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Quattro militari hanno perso la vita nello schianto di un elicottero italiano in Bosnia durante un volo di addestramento
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“Cieli blu”, si dice in gergo per l’ultimo saluto a paracadutisti e aviatori. E allora “cieli blu”, di cui ora si stanno riempiendo le bacheche, per Laura Procacci, Franco Adriano Zecchillo, Simone Ruggia e Claudio Marchesi. Così si chiamavano le quattro vittime dello schianto in Bosnia dell’elicottero militare in missione europea.

Due, i primi due, erano volontari del Corpo militare della Croce rossa italiana, una soccorritrice lei, un infermiere lui. Gli altri due erano sergenti dell’Aviazione dell’esercito italiano. Partiti tutti insieme da Viterbo, poi uno scalo a Pratica di Mare, insieme agli altri undici colleghi a bordo dell’elicottero, feriti, ma tutti vivi, medicati e ora ricoverati negli ospedali di Brcko e di Tuzla.

Laura Procac…

“Cieli blu”, si dice in gergo per l’ultimo saluto a paracadutisti e aviatori. E allora “cieli blu”, di cui ora si stanno riempiendo le bacheche, per Laura Procacci, Franco Adriano Zecchillo, Simone Ruggia e Claudio Marchesi. Così si chiamavano le quattro vittime dello schianto in Bosnia dell’elicottero militare in missione europea.

Due, i primi due, erano volontari del Corpo militare della Croce rossa italiana, una soccorritrice lei, un infermiere lui. Gli altri due erano sergenti dell’Aviazione dell’esercito italiano. Partiti tutti insieme da Viterbo, poi uno scalo a Pratica di Mare, insieme agli altri undici colleghi a bordo dell’elicottero, feriti, ma tutti vivi, medicati e ora ricoverati negli ospedali di Brcko e di Tuzla.

Laura Procacci era giovane, la più giovane, 32 anni appena. Eppure a suo modo, nel suo mondo, aveva scritto una pagina di storia: la prima donna sottufficiale a giurare nel Corpo militare della Croce rossa. Originaria di Andria, cresciuta in un borgo rurale, la frazione di Montegrosso, è lì che chi la conosceva racconta sia nato il suo senso del dovere, la predisposizione alla cura e alla vicinanza agli altri.

A Roma aveva deciso di costruire il suo futuro studiando Medicina e Chirurgia, si era appena laureata, e facendo la volontaria per la Croce rossa. Da un anno e mezzo si era arruolata come sergente. Ed era partita due giorni fa come soccorritrice nel team di evacuazione medica. L’unica donna a perdere la vita nel cielo sopra Brcko.

Con lei c’era Franco Adriano Zecchillo che di anni ne aveva invece 65. Un tenente esperto, gli occhiali rotondi, i capelli grigi, da anni volontario con la Croce rossa. Anche stavolta, anche in questa missione europea in veste di infermiere. Il terzo collega dell’équipe, un medico, si è salvato ed è fuori pericolo.

Simone Ruggia e Claudio Marchesi erano due sergenti dell’esercito. Entrambi facevano parte dell’Aves di Viterbo, il capoluogo laziale dal quale mercoledì mattina si era alzato in volo il Chinook.

Ruggia era originario di Salerno, assegnato a Viterbo da almeno otto anni. Un giovane uomo. Come Marchesi, che invece era nato a Orvieto, in Umbria, 35 anni fa. Un appassionato di sport, di calcio e di sci, a Viterbo si era trasferito da tre anni.

Nel via vai silenzioso del Comando, i colleghi raccontavano ieri che Ruggia e Marchesi erano il pilota e lo specialista dell’aeromobile precipitato. Entrambi di stanza al primo reggimento Antares del Centro addestrativo, la struttura che con personale volontario provvede alla formazione e all’addestramento di piloti e tecnici e allo sviluppo delle tecniche di impiego dei mezzi dell’aviazione.

Ora resta il ricordo e il lutto. il Villaggio della Difesa, che oggi avrebbe dovuto inaugurare al Circo Massimo a Roma, non sarà più il teatro di una festa, ma il luogo della commemorazione. Annullata ogni cerimonia «sarà il posto», dice il ministro Guido Crosetto, «dove manifestare con una preghiera, un fiore, un biglietto o la presenza, la vicinanza ai caduti, Simone, Claudio, Franco e Laura, alle loro famiglie, alle Forze armate». “Cieli blu”.

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