«La libertà ce la prendiamo» stava scritto sullo striscione di apertura del corteo di Roma. Intanto i liceali si son presi le piazze e le strade — 400mila in tutta Italia, da Venezia a Bari, da Cagliari a Treviso, secondo gli organizzatori — facendo litigare Meloni e Schlein. «Non una parola di condanna dall’opposizione sulle violenze nelle proteste», dice la premier da Bruxelles. «Pensi agli italiani anziché prendersela con loro», replica la segretaria dem.
Manifestano i ragazzi per raccontare le loro scuole «che cadono a pezzi», denunciare «i fondi investiti nelle guerre e non nell’edilizia scolastica», gridare la loro opposizione «al tetto per gli studenti stranieri nelle classi», imitare i loro colleghi francesi scesi a migliaia in piazza, dirompenti, creativi, anche violenti.
Bologna
“Les blocages”
“Les blocages”, i blocchi, si leggeva ieri sui cartelli a Roma. Gruppi di incappucciati — qualche decina in ogni città sulle migliaia di manifestanti — bardati di nero, coperti dagli ombrelli, con i carrelli carichi di fuochi d’artificio, li fanno, i blocchi, con i cassonetti, ribaltati e trascinati in mezzo alla strada, riempiti di petardi e bombe carta per fare più timore, più rumore. “La jeunesse en colere”, la gioventù in collera, si fanno chiamare, e quella rabbia la sfogano in massa nei cori — «Ci servono più aule e non più bombe», gridano al megafono — ma pure scaricando idranti contro gli agenti in tenuta antisommossa davanti al ministero dell’Istruzione, lanciando sassi e torce sulla polizia a Torino, provando a invadere la stazione di Bologna in un corpo a corpo con i celerini. Finisce con decine di poliziotti che denunciano ferite e contusioni, tre adolescenti arrestati a Torino per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, spray urticanti e pietre in tasca e centinaia di identificati un po’ ovunque.
Torino
(agf)"Questa è violenza”
«Sono sempre contenta — dice Meloni — quando c’è la mobilitazione. Cosa diversa è la violenza, le bombe carta, aggredire le forze dell’ordine. Su questo dobbiamo essere chiari e d’accordo. Lo dico - attacca - perché sto guardando i commenti dei leader dell’opposizione sulle proteste: non riescono a dire una parola di condanna. Chiedo a tutte le forze politiche di fare un appello a che ci siano manifestazioni senza violenza». Se dal Movimento cinque stelle Giuseppe Conte a sera risponde che «gli episodi di violenza sono sempre da condannare», arriva a stretto giro la replica alla premier di Schlein: «Non è colpa degli studenti che protestano se non riescono a pagare gli affitti e le scuole cadono a pezzi. Il governo si occupi di dare risposte concrete. Meloni pensi agli italiani anziché prendersela con loro».
Torino
(lapresse)Le rivolte francesi
Parlano di questo i ragazzi. «Di scuole sicure, di edifici scolastici dignitosi e di investimenti nell’istruzione anziché nel riarmo — spiega Angela Verdecchia della Rete degli studenti medi — Ma anche di caro-studio e caro-vita, di bonus libri e trasporti gratuiti. Altrimenti studiare diventa un privilegio anziché un diritto». “Egalité de chances”, parità di opportunità, scrivono i sedicenni che vorrebbero ispirarsi alle rivolte francesi, che citano film ambientati nella banlieu parigina — L’odio — e calano gli striscioni che recitano “Rome est à nous”, Roma è nostra. Indossano magliette con scritto “Nessuno è straniero”, “Non vogliamo la luna ma una scuola sicura”, “Il diritto allo studio non si tocca”. Intanto bruciano bandiere di Usa e Israele, chiamano all’Intifada studentesca, appendono a Genova e Milano i ritratti a testa in giù di Meloni e Valditara e li bersagliano di uova. «È teppismo politico», dice il ministro.
Non è finita. Se nel pomeriggio di ieri si sono rivisti i Fridays for future, i giovani manifestanti del clima, oggi toccherà alla Cgil andare in piazza a Roma: ci saranno gli studenti e ci sarà il campo largo «per il lavoro, la pace, l’ambiente, il welfare, la Costituzione». «Insieme sulla Via maestra», racconta lo slogan. E ancosa i ragazzi di ieri promettono di esserci il 30 ottobre, allo sciopero generale dell’Usb: “Studenti e lavoratori uniti”, recitava uno striscione dell’autunno di proteste. Fino allo sciopero studentesco del 17 novembre.