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Ceruti: “A scuola negazionismo e fake news, con le nuove linee guida si rischia di tornare all’Ottocento”

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Il filosofo guidò la Commissione che ha riscritto i programmi nel 2007: “Così si capovolge l’approccio culturale”
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Si sta riportando la scuola italiana indietro di decenni, anzi forse all’Ottocento. E lo si fa poggiando su due pilastri. Il primo è il negazionismo su temi con una forte rilevanza ideologica e che hanno a che fare con le paure diffuse della popolazione: l’immigrazione, la pandemia, il cambiamento climatico. Il secondo è l’assecondare, nei luoghi istituzionali e quindi anche nelle aule scolastiche, una sorta di equivalenza tra opinioni testate scientificamente e opinioni che non hanno alcuna base scientifica».

Il filosofo Mauro Ceruti è professore emerito e direttore del Centro di Ricerca sui Sistemi Complessi presso l’Università IULM di Milano. Ma è anche un grande conoscitore della scuola italiana: nel 2007 (secondo governo Prodi, ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni) guidò la commissione che riscrisse i programmi.

Si sta riportando la scuola italiana indietro di decenni, anzi forse all’Ottocento. E lo si fa poggiando su due pilastri. Il primo è il negazionismo su temi con una forte rilevanza ideologica e che hanno a che fare con le paure diffuse della popolazione: l’immigrazione, la pandemia, il cambiamento climatico. Il secondo è l’assecondare, nei luoghi istituzionali e quindi anche nelle aule scolastiche, una sorta di equivalenza tra opinioni testate scientificamente e opinioni che non hanno alcuna base scientifica».

Il filosofo Mauro Ceruti è professore emerito e direttore del Centro di Ricerca sui Sistemi Complessi presso l’Università IULM di Milano. Ma è anche un grande conoscitore della scuola italiana: nel 2007 (secondo governo Prodi, ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni) guidò la commissione che riscrisse i programmi.

Ora un’altra commissione ha varato le Nuove indicazioni nazionali e sono comparsi sui banchi i primi libri di testo che le recepiscono. Qual è la sua impressione professor Ceruti?

«Il senso generale era stato esplicitato dalla nuova commissione già al suo insediamento: capovolgere l’approccio culturale delle indicazioni vigenti, cioè quelle scritte da noi 19 anni fa».

Come si manifesta tale “capovolgimento”?

«Con un approccio antiscientifico. Non c’è l’ecologia, non c’è la nozione di biosfera. La biodiversità è trattata come un problema “tecnico” isolato. Ma oggi non si può insegnare la biodiversità separatamente dalla relazione uomo-natura, perché significa insegnarla fuori dal concetto scientifico principale che la rende comprensibile, e cioè il concetto di sistema. È come se insegnassimo il corpo umano dicendo che c’è il cuore, c’è il cervello, c’è l’intestino, c’è il fegato, ma senza spiegare che senza un’interazione virtuosa fra tutte queste parti non esisterebbero gli organi stessi. Il negazionismo climatico contenuto nell’opuscolo diffuso nelle scuole bellunesi si inserisce alla perfezione in tale contesto».

Quali possono essere le conseguenze?

«La frammentazione di informazioni proposta nei nuovi testi scolastici dissolve una visione scientifica del mondo. Di conseguenza non viene promosso il pensiero critico, cioè la capacità di comprendere ciò che stiamo apprendendo. Questo non solo aggrava la crisi della scuola, dove già oggi i ragazzi non trovano un senso per quello che apprendono. Ma finirà con il creare, anziché dei cittadini, dei sudditi incapaci di entrare in relazione con la complessità del mondo globalizzato».

Lei sostiene che l’antiscientificità dei libri frutto delle Nuove indicazioni nazionali non riguarda solo il clima o le scienze hard.

«Infatti. Vengono cancellati in un solo colpo decenni di risultati di pedagogia, psicologia, antropologia, perfino genetica. Basti pensare a quanto si insiste sul concetto di “identità”. In una delle ultime bozze delle Nuove indicazioni c’era scritto a mo’ di epigrafe: “L’identità si oppone necessariamente alla alterità”. Ma tutte le discipline che ho citato concordano sul fatto che ogni identità è relazionale. Le identità individuali, sociali, genetiche sono relazionali, perché ciascuna identità emerge sempre nell’interazione con l’alterità, non nell’opposizione a essa».

Cosa ne pensa del decreto appena approvato dal governo?

«Anch’esso è antiscientifico. Obbligare i genitori di un bambino a studiare italiano, e addirittura multarli se non lo fanno, va contro la neurolinguistica moderna. Il cervello, soprattutto nei primi anni di vita, può imparare più lingue simultaneamente. Si può apprendere l’italiano tra i banchi o giocando con i coetanei e parlare un’altra lingua in famiglia».

Cosa l’ha colpita di più nei nuovi libri che ha sfogliato?

«Il ritorno a un approccio di fine Ottocento o, se va bene, di anni Cinquanta del secolo scorso, con molti riferimenti al Libro Cuore. Si ripropone La piccola vedetta lombarda, con l’argomento che bisogna radicare l’identità italiana. Ma i bambini di oggi hanno tutto un altro immaginario. E rispetto ad alcuni decenni fa ciò che apprendono a scuola è si e no il 30% di ciò che imparano in una giornata. Il restante 70% gli arriva dalla tv, dallo smartphone, dal computer, dai videogiochi. La scuola dovrebbe organizzare e integrare tutti questi input. Con le Nuove indicazioni si è deciso di ignorarli».

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