Cronaca

Il Papa a Pavia e Sant’Angelo Lodigiano: “Basta odio, costruire la pace come insegna sant’Agostino”

Il Papa a Pavia e Sant’Angelo Lodigiano: “Basta odio, costruire la pace come insegna sant’Agostino”
(reuters)

Dopo Pompei, Napoli e Acerra è la prima volta da Papa in Nord Italia. Ma nella basilica dove sono conservati i resti del Santo di Ippona è di casa. Prima tappa all’ospedale Cnao: “Fate miracoli”. L’omaggio alla santa “americana” patrona degli emigrati

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"Basta parole d’odio, tra i paesi e tra le persone: dobbiamo imparare a essere costruttori di pace”. La spiritualità e i migranti, la figura di sant’Agostino e quella di santa Francesca Saverio Cabrini, sono al centro della visita che papa Leone XIV compie questo pomeriggio a Pavia e a Sant’Angelo Lodigiano. Dopo le visite a Pompei, Napoli, Acerra e prima della trasferta a Lampedusa del prossimo 4 luglio, è la prima volta che Prevost da Papa visita il nord Italia.

Basta parole d’odio

"Tutti vogliamo vivere in pace. È molto importante che non perdiamo mai la speranza. Però, come ci ha detto Sant'Agostino, se vogliamo cambiare i tempi, se vogliamo che il mondo viva in pace dobbiamo cominciare con noi stessi. Vuol dire basta con parole di odio, basta con gli insulti, basta con il bullying”, ha detto il Papa parlando a braccio a piazza duomo dinanzi a 1500 persone. "Basta con tutte quelle cose che fanno guerra fra le persone, fra le comunità fra i paesi. Dobbiamo imparare tutti a essere costruttori di pace e promotori di riconciliazione”.

Senza smartphone

Ai ragazzi presenti il Papa ha detto: "Perseverate, partecipate, cercate di costruire autentica amicizia. Non amicizia solo con lo schermo, con il telefonino, autentica amicizia in persona, presenti, tutti presenti!".

“Portiamo riconciliazione e pace”

"Sant’Agostino”, ha detto il Papa salutando a braccio le persone presenti nel chiostro del convento agostiniano, “ci insegna a vivere ciò che Gesù Cristo ci ha insegnato: amare Dio e amare i fratelli e le sorelle; quando gli hanno domandato qual è più importante, ha detto che in ordine a quanto è scritto bisogna amare prima Dio, però non sappiamo se stiamo amando Dio se non amiamo i fratelli, quindi l’amore è importante, la carità verso tutti. Oggi il messaggio di sant’Agostino e di Gesù Cristo è molto importante per il mondo e ci invita ad essere tutti segno di amore e di carità nel mondo, in modo da vivere il perdono, la riconciliazione e la pace”. Leone, che da semplice frate e poi da priore dell’ordine agostiniano ha visitato molte volte Pavia, si è fermato a salutare i molti conoscenti, oltre ai vescovi lombardi presenti, tra i quali il cardinale Oscar Cantoni di Milano e l’arcivescovo di Milano Mario Delpini, che conosce sin dai tempi degli studi universitari all’Augustinianum di Roma.

La Chiesa si rinnovi senza dividersi

La figura di Sant’Agostino, ha poi detto il Papa quando ha ripreso la parola dentro la basilica, insegna a “rientrare in sé stessi”, “non disperdersi nella frammentazione esteriore”, “cercare e trovare un senso che orienti la nostra vita e animi le nostre relazioni”, ha detto, “esigenza comune a tutti: oggi esso riaffiora in modi diversi anche nella fretta e nella dispersione del vivere quotidiano, soprattutto negli interrogativi dei più giovani”. Leone XIV ha esortato i presenti a fare crescere “una Chiesa in cui si cammina insieme, capace di rinnovarsi senza dividersi, in cui tutti si riconoscono fratelli e lavorano con gioia al servizio del Regno di Dio”. In questo senso, “dobbiamo imparare ad essere comunità cristiane centrate sull’essenziale, anche se ciò dovesse comportare la rinuncia a qualche struttura e a qualche sicurezza del passato”.

Nel cuore di Pavia

Il Papa è arrivato in elicottero a Pavia alle 14.39 e prima di recarsi alla basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, dove sono conservati i resti mortali di sant’Agostino, la prima tappa è stata la visita al Centro nazionale di adroterapia oncologica, una delle eccellenze della sanità italiana. Si tratta dell’unico centro in Italia e uno degli otto al mondo a effettuare adroterapia. Gli ioni multipli, prodotti da un sincrotrone, acceleratore di particelle a forma di anello del diametro di 25 metri, colpiscono le cellule tumorali con eccezionale precisione e efficienza. “Dio non vuole che nessuno soffra”, ha detto il Papa incontrando medici e pazienti, tra i quali bambini e giovani. “Quello che ci promette Dio è che sarà sempre presente, e quando siamo troppo deboli ci manda degli angeli”. Leone ha poi ringraziato il Cnao, “che fa miracoli”, e ha ricordato l’importanza della ricerca.

Ritorno tra amici

Nella basilica di San Pietro in Ciel d'Oro, Prevost è stato accolto, oltre che dal vescovo Corrado Sanguineti, dai confratelli agostiniani con i quali è di casa, e in particolare padre Gianfranco Casagrande e padre Antonio Baldoni, oltre al priore generale, padre Joseph Farrell, e al provinciale italiano, padre Gabriele Pedicino. Leone è rimasto in silenzio di fronte alle spoglie mortali di sant’Agostino contenute in una teca che è stata posta sull’altare. Dopo un saluto ai fedeli davanti al duomo, dove è arrivato in papamobile salutato dalla folla, si è recato a Piazza Vittoria per incontrare la cittadinanza dove ha pronunciato il secondo discorso. Tra gli altri è presente una rappresentanza della comunità sudamericana che vive nella regione e l’ex ministro Giulio Tremonti.

La Costituzione italiana

A piazza Vittoria, dove è stato accolto dal sindaco Michele Lissia, il Papa ha citato la Costituzione italiana, tra gli applausi delle 3500 persone presenti, ed ha poi tessuto l’elogio della nota università di Pavia: “In questo polo culturale”, ha notato, gli studenti “non sperimentano un agglomerato di saperi, ma un sistema capace di formare la persona senza speculare sul suo lavoro. Promuovere le scienze, infatti, significa promuovere l’uomo, che deve sempre restare protagonista delle proprie ricerche”. La ragione umana, ha detto ancora Prevost, “domanda e progetta: non si chiude in logiche di profitto o di dominio, ma scopre nuovi modi per prendersi cura di sé e del mondo”.

Un’ora a Sant’Angelo

Intorno alle 18.45 l'elicottero con il Papa decollerà nuovamente per raggiungere Sant'Angelo Lodigiano, e, in particolare, la parrocchia dei santi Antonio Abate e Francesca Cabrini, dove è custodito il cuore della missionaria. Qui il Papa ha pronunciato il suo terzo discorso della giornata per poi rientrare sempre in elicottero in Vaticano.

L’attualità del servizio ai migranti

“Sono qui per rendere omaggio a madre Francesca Cabrini, patrona dei migranti, prima santa degli Stati Uniti d’America, nata qui, a Sant’Angelo Lodigiano, nel 1850, e morta a Chicago, la mia città natale, nel 1917”, ha detto il Papa. “Quando ho saputo che Sant’Angelo Lodigiano dista pochi chilometri da Pavia, ho pensato di cogliere l’occasione… Ed eccomi qua. Grazie della vostra calorosa accoglienza!”.

Dopo aver ricordato il servizio che prestò “alle migliaia di emigrati italiani in America”, “care sorelle e cari fratelli”, ha domandato Leone, “se guardiamo al mondo di oggi, che cosa dobbiamo dire? Quel segno, cioè il fenomeno migratorio, è entrato in una fase diversa, sicuramente più complessa, eppure non meno capace di interpellare la Chiesa. Domandiamoci: se madre Francesca vivesse oggi, che cosa le direbbe la sua anima missionaria? O meglio, che cosa direbbe il cuore di Cristo al suo cuore di donna consacrata a lui e al servizio del suo Regno? E”, ha proseguito, “che cosa le avrebbe chiesto un Papa come Francesco, il quale, figlio di emigrati italiani, ha fatto del servizio ai migranti uno dei punti-chiave del suo pontificato?”.

Leone ha ricordato di aver dedicato a santa Francesca Cabrini alcuni passaggi della sua esortazione apostolica Dilexi Te (“Il suo cuore materno, che non si dava pace, li raggiungeva dappertutto – gli emigrati –: nei tuguri, nelle carceri, nelle miniere”): “Fratelli e sorelle, cosa c’è di più attuale di questo carisma?”, ha domandato il Papa nato a Chicago, “cosa c’è di più attuale di un carisma missionario che si pone al servizio dei migranti?”.

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