Cronaca

Torneremo alla Pangea. Ma stavolta non sarà facile sopravviverci

Pangea ultima e le sue temperature

Pangea ultima e le sue temperature

 

I geologi inglesi hanno previsto la formazione di un nuovo supercontinente tra 250 milioni di anni. Sole e vulcani però lo renderanno invivibile per quasi tutti i mammiferi. Uomini inclusi

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Torneremo alla Pangea. E non sarà una festa. Fra 250 milioni di anni, calcolano i geologi, la lenta marcia dei continenti – millimetri, o pochi centimetri all’anno - avrà portato le terre emerse a ricongiungersi di nuovo. La Pangea del futuro però sarà così calda e arida da rendere la vita insostenibile per i mammiferi, provocando la più grande estinzione di massa dai tempi dei dinosauri.

A scomparire saremo anche noi, gli esseri umani. I rettili e i mammiferi capaci di scavare tane sottoterra o di andare in letargo d’estate saranno gli unici animali capaci di adattarsi. Tutto questo avverrà al netto delle nostre emissioni di gas serra: solo per meccanismi tettonici e astronomici.

Il tuffo nel futuro del pianeta Terra è frutto del lavoro delle università di Bristol e Leeds. Con tutte le incertezze del caso, i geologi inglesi si sono esercitati su Nature Geoscience nell’ipotizzare cosa accadrà sul pianeta partendo dalle informazioni che abbiamo sull’evoluzione del Sole e sull’andamento della deriva dei continenti.

Nel caso della nostra stella, scrivono, “abbiamo la certezza che la Terra uscirà dalla zona di abitabilità del Sole fra alcuni miliardi di anni. Ma le condizioni sufficienti a rendere la vita impraticabile per i mammiferi si verificheranno molto prima”.

Sappiamo che alla fine della sua vita la nostra stella si espanderà inghiottendoci. Già fra 250 milioni di anni, secondo i ricercatori inglesi, la sua luminosità sarà cresciuta di due volte e mezzo, di pari passo con il calore fornito al nostro pianeta.

Il fatto che la Pangea Ultima – il nome dato al nuovo continente unificato – si collocherà all’altezza dei tropici non contribuirà a trovarvi un po’ di frescura. Con temperature più alte di 14 gradi rispetto a oggi, che oscilleranno tra i 40 e i 50 gradi con picchi di 60, gli esseri umani e gli altri mammiferi saranno estinti o ridotti in enclave ai limiti della tollerabilità sulle coste settentrionali del continente.

I mammiferi sono stati in grado di adattarsi in passato alle glaciazioni, soprattutto infoltendo il pelo. Di fronte alle temperature troppo alte, una volta raggiunte le condizioni massime di sudorazione, gli organismi a sangue caldo hanno invece scarsi margini di adattabilità.

Temperature simili a quelle previste su Pangea Ultima nella storia della Terra sono state tollerate in passato soprattutto dai rettili. Ma vivere fra 250 milioni di anni non sarà una passeggiata neanche per loro. Al di sopra dei 40 gradi infatti per ragioni chimiche la fotosintesi clorofilliana inizia a perdere efficienza. Le zone interne del continente saranno così lontane dal mare che le piogge non le raggiungeranno. Almeno metà della superficie di Pangea Ultima sarà quindi occupata da un deserto torrido.

“Piccoli roditori che scavano tunnel e si muovono di notte hanno maggiori chance di sopravvivere” scrivono i ricercatori. “Almeno laddove troveranno fonti di acqua e cibo”. Un’altra strategia di adattamento potrà essere quella di andare in letargo d’estate, anziché d’inverno come è usuale oggi.

Una delle fonti del riscaldamento del pianeta del futuro - l’aumento dell’anidride carbonica – avrà origine secondo i ricercatori da fattori geologici. “Ai margini di Pangea Ultima – spiega Benjamin Mills, professore di evoluzione della Terra all’università di Leeds - la crosta degli oceani, che è più densa, scivolerà sotto alla crosta del continente, fondendo e dando vita a vulcani che con le loro eruzioni emetteranno grandi quantità di anidride carbonica”.

Questo gas dall’effetto serra è cresciuto dalle 280 parti per milione prima della rivoluzione industriale alle 420 circa di oggi. Secondo il modello pubblicato su Nature – che non tiene conto delle emissioni umane - fra 250 milioni di anni si potrebbe arrivare fra 600 e 1.200.

Un confronto fra le due velocità di crescita – quella dell’anidride carbonica di origine umana e quella di origine geologica - fa capire quanto i vulcani di Pangea Ultima avranno un ruolo comunque circoscritto rispetto ai combustibili fossili odierni.

Continuando a bruciare gas, carbone e petrolio al ritmo attuale, ai livelli di anidride carbonica descritti dai geologi inglesi potremmo arrivare nel giro di pochi secoli, non di milioni di anni. Anche gli autori dell’articolo di Nature stanno ben attenti a evitare la trappola logica secondo cui è inutile combattere il cambiamento climatico oggi, se comunque i vulcani ci faranno soccombere domani.

Eunice Lo, coautrice dello studio e ricercatrice dell’università di Leeds che si occupa del rapporto fra cambiamento climatico e salute, spiega: “Anche se prevediamo che il pianeta diventerà inabitabile fra 250 milioni di anni, non dobbiamo dimenticare che già oggi stiamo sperimentando condizioni di calore estremo. Per questo è cruciale azzerare le nostre emissioni nette il prima possibile”.

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