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Italia-Ue, più coraggio nelle riforme

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La più grande tragedia legata all'introduzione dell'euro è stata la rinascita delle rivalità nazionali all'interno dell'Europa. Fra queste, un posto speciale è occupato dalla rinnovata ostilità fra Italia e Germania. Molti politici e commentatori tedeschi amano prendersela con Mario Draghi, l'italiano colpevole di aver corrotto l'anima della Banca centrale europea con la sua politica monetaria ultra-espansiva. In Italia, partiti e tecnocrati si scagliano contro Berlino per nascondere le proprie colpe nella cattiva gestione dell'economia e del sistema bancario italiano. È perciò confortante vedere finalmente un documento congiunto a firma italo-tedesca come quello prodotto la settimana scorsa sul futuro del bilancio dell'Unione europea. Il documento, siglato dai rispettivi ministri delle finanze Pier Carlo Padoan e Peter Altmaier, offre una prospettiva intelligente e ambiziosa su come migliorare la capacità di spesa dell'Ue. La proposta mostra inoltre alle nostre classi dirigenti come l'unico modo per contare davvero in Europa sia quello di cercare una sintesi con gli altri Paesi, invece di abbandonarsi a un controproducente isolazionismo.

Il piano italo-tedesco si inserisce nel dibattito su come riformare il bilancio dell'Ue in seguito alla prossima uscita della Gran Bretagna. Italia e Germania si dicono pronte ad aumentare il loro contributo, ma chiedono in cambio nuovi criteri per l'assegnazione dei fondi. In particolare, Padoan e Altmaier vorrebbero una maggiore attenzione al finanziamento dei cosiddetti "beni pubblici" europei, quali la difesa o il controllo dell'immigrazione. L'altra modifica riguarda i fondi per la coesione, che servono ad aiutare la convergenza fra le zone più povere dell'Unione e quelle più ricche. Il bilancio Ue, al momento, va a sussidiare una serie di politiche - come quelle di sostegno all'agricoltura - che non c'entrano nulla con il benessere comune dell'Unione. Molto meglio sarebbe rafforzare quei progetti i cui vantaggi ricadono su molti Paesi invece di uno solo, ad esempio il controllo della frontiera esterna dell'Unione, oppure la costruzione di opere infrastrutturali transnazionali. 

Il messaggio più importante di questa proposta è però quello politico. Quando vuole, l'Italia sa essere protagonista nel percorso di riforma dell'Unione. La strada è quella di costruire alleanze anche con Stati membri, come la Germania, con cui gli obbiettivi strategici non sempre sono condivisi. Sul tema della riforma del bilancio europeo, Roma potrà così contare sull'appoggio della prima economia dell'Ue. Queste sinergie sono necessarie per superare le resistenze dei Paesi dell'Est Europa, che si oppongono alla modifica dei criteri di distribuzione dei fondi di coesione, soprattutto per quanto riguarda il tema dell'immigrazione. L'Italia dovrebbe adottare uno schema simile anche per quanto riguarda la riforma della governance economica della zona euro. Purtroppo, su questo tema, le nostre autorità, dal governo alla Banca d'Italia, preferiscono giocare in difesa. Francia e Germania hanno cominciato a dialogare su come procedere sulla strada della cosiddetta "riduzione dei rischi" - a partire da un'ulteriore stretta sui crediti deteriorati presenti nei bilanci bancari - per avviare un percorso di "condivisione dei rischi", come la creazione di un'assicurazione comune sui depositi. Il prossimo governo dovrebbe raccogliere questa sfida, invece di temere complotti anti italiani. 
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