Gli Awá incontattati oggi sono circa 100: sono una delle società più vulnerabili del pianeta. Potrebbero venire spazzati via dalla violenza di esterni che rubano le loro terre e le loro risorse, e da malattie come l'influenza e la varicella, verso cui non hanno difese immunitarie. La storia della famiglia di Irahoa è un triste monito dei pericoli del primo contatto. Poco dopo, infatti, la madre e la zia di Irahoa si sono ammalate gravemente di tubercolosi, nonostante nella zona fossero presenti alcune équipe sanitarie. Secondo Irahoa e gli Awá stanziali, gli altri membri del gruppo sarebbero morti nella foresta a causa di malattie introdotte dagli invasori, come l'influenza appunto.
Nel gennaio 2014, in risposta a una massiccia mobilitazione pubblica internazionale, il governo brasiliano ha condotto un'imponente operazione militare che ha liberato il territorio centrale degli Awá da taglialegna, allevatori e coloni illegali; altri territori della tribù, tuttavia, restano invasi e continuano a essere distrutti. Il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni Survival International chiede al governo brasiliano di sfrattare gli invasori anche da queste terre per garantire la sopravvivenza di una delle tribù incontattate più minacciate al mondo. Due antropologi americani, Kim Hill e Robert Walker, sono stati recentemente criticati per aver auspicato il contatto forzato con le tribù incontattate. La scelta di entrare o meno in contatto, infatti, dovrebbe spettare solamente alle tribù.
Secondo il direttore generale di Survival International, Stephen Corry, per fermare lo sterminio dei popoli indigeni del Sud America è cruciale rispettare i loro diritti territoriali. "Negli ultimi cinquant'anni, i diritti indigeni hanno fatto progressi; basti pensare che un tempo gli allevatori potevano farsi assolvere in tribunale semplicemente dichiarando che non sapevano che fosse sbagliato uccidere gli indigeni", ha detto Corry. "Ma dobbiamo ricordare una cosa fondamentale: nella terra indigena non deve accadere nulla senza il consenso dei suoi proprietari indigeni; è illegale. È chiaro che qualsiasi incursione nella terra delle tribù incontattate viola questo principio".
In occasione della Giornata mondiale ONU per i popoli indigeni, che si è celebrata domenica 9 agosto, Survival International ha lanciato un progetto innovativo che offre le più recenti tecnologie di comunicazione ad alcune delle comunità tribali più remote del mondo. "Tribal Voice" è il primo progetto nel suo genere: permette, infatti, alle comunità indigene senza accesso a internet di inviare al mondo intero video-messaggi sulle loro vite e sulla loro lotta per la sopravvivenza, e in tempo reale. Finora, è stato adottato dai Guarani e dagli Yanomami del Brasile. "Oggi è arrivata l'attrezzatura per le comunicazioni e sono molto felice", ha detto Mariazinha, della comunità Yanomami di Rokoari, nel primo videomessaggio. "Se vediamo minatori illegali nella nostra terra, o se gli esterni cercheranno di ucciderci, potremo farlo sapere a tutti... Potremo comunicare con le persone che abitano lontano". Gli Yanomami sono la tribù relativamente isolata più grande del Sud America. Le loro terre e le loro vite sono minacciate dai minatori illegali che inquinano i loro ruscelli e portano malattie verso cui la tribù ha sviluppato poche difese immunitarie.
"Da anni diciamo che abbiamo bisogno di comunicare con le persone in Brasile e in tutto il mondo. Questo progetto è proprio quello che stavamo aspettando", ha detto a Survival un leader Guarani. I Guarani del Brasile sud-occidentale hanno perso gran parte delle loro terre a causa di allevamenti e piantagioni di canna da zucchero. I loro leader vengono presi di mira e assassinati, e le loro comunità vengono attaccate da sicari al soldo degli allevatori. Di recente, dopo aver rioccupato parte della propria terra ancestrale, una comunità Guarani è stata data alle fiamme da alcuni assalitori. A dispetto dei governi e delle multinazionali che cercano di ridurli al silenzio, il progetto Tribal Voice vuole dare voce ai popoli indigeni e permettere loro di raccontare la propria visione dell'ambiente, della vita e del futuro.